Il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, al Meeting di Rimini per ribadire la potenza dell'incontro, 800 anni fa, tra san Francesco e il sultano Malek el-Kamel. Un incontro che mostra ancora una dirompente attualità. Specialmente in un tempo in cui “la parola, più che uno strumento di dialogo è diventata un mezzo per aizzare gli animi e diffondere ostilità”. Un monito ai cristiani mediorientali: "dobbiamo smettere di usare il concetto di minoranza come una specie di alibi. La minoranza in chiave evangelica si chiama lievito, sale e luce"
“Ho la netta sensazione che il nostro Paese non riesca minimamente a valorizzare i talenti, le capacità e le attitudini dei nostri giovani. I giovani che io conosco – e che ho conosciuto in molti anni di sacerdozio – sono infatti giovani ricchi. Anzi, ricchissimi. Non di denaro ma di talenti. Nella maggioranza dei casi, però, questi talenti non vengono riconosciuti. Rimangono sepolti nel deserto o, forse dovrei dire, nella palude della nostra società”.
A tre anni dal sisma del 24 agosto 2016 il Sir propone un viaggio nelle zone colpite per raccontare come procede la ricostruzione, non solo quella delle case ma anche quella dei cuori e delle relazioni umane. Se quella materiale segna il passo a causa della burocrazia la ricostruzione del tessuto sociale lotta contro il tempo. Man mano che passano gli anni la gente si allontana dalla propria terra per non tornare più. Le Chiese locali reagiscono e restano al fianco delle popolazioni colpite. Il nostro viaggio comincia da Norcia.
Dal 10 febbraio scorso Norcia ha riabbracciato la comunità delle monache benedettine del monastero di Sant’Antonio. Costrette a lasciare il cenobio reso inagibile dal sisma del 2016, sono tornate per riedificarlo e hanno accettato la sistemazione in un container posto nel giardino non distante dalle macerie di quella che era la loro casa. “Siamo fortemente convinte - dicono - che ci sarà un futuro, la storia ce lo insegna. Preghiamo per questo. È un segno di vicinanza alle persone di Norcia. Pregare qui con e in mezzo alla nostra gente è un modo per trasmettere fiducia e speranza". La ricostruzione morale prosegue senza sosta.
“Migliaia di individui ogni giorno fuggono da guerre e povertà: prima che numeri, sono volti, persone, nomi e storie. Mai dobbiamo dimenticarlo, specialmente quando la cultura dello scarto emargina, discrimina e sfrutta, minacciando la dignità della persona”.
Intervista a mons. Henryk Hoser, visitatore apostolico di carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje. Se non ci sono novità sullo stato di Medjugorje, stabilito dalle autorità ecclesiali, sono però stati fatti molti passi in avanti nell’accoglienza dei pellegrini. Un numero certamente in crescita, spiega mons. Hoser: "Secondo noi la cifra è intorno ai tre milioni di persone all'anno, il flusso maggiore è d'estate ma ci sono pellegrini durante tutto l'anno".
“Uno dei cardini fondamentali della vita di san Rocco è stata la scelta evangelica del ‘prima gli altri’ per amore di Cristo povero e sofferente, presente negli appestati, contagiati, ammalati e moribondi che san Rocco ha abbracciato, servito, amato più di se stesso”.
«Fu guardato e allora vide, se non fosse stato guardato, non avrebbe visto». Con queste parole di sant'Agostino papa Francesco nel suo messaggio legge il titolo del quarantesimo Meeting per l'amicizia fra i popoli, che si inaugura domenica 18 agosto nella Fiera di Rimini con il titolo «Nacque il tuo nome da ciò che fissavi».
“Nacque il tuo nome da ciò che fissavi”: è il tema, tratto da una poesia di Karol Wojtyla, della 40ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli che si svolgerà a Rimini dal 18 al 24 agosto. Con la presidente del Meeting Emilia Guarnieri, ripercorriamo questi 40 anni di storia con lo sguardo rivolto al futuro.