Parla monsignor Warnakulasuriya Devsritha Valence Mendis: "Inaspettato, nel paese relazioni pacifiche tra fedi diverse". Cordoglio delle Acli e della Comunità ebraica: "Contrastare ogni forma di terrorismo e intolleranza". L'Unicef denuncia: "Almeno 45 bambini morti"
“Ho appreso con tristezza e dolore la notizia dei gravi attentati che, proprio oggi, giorno di Pasqua, hanno portato lutto e dolore in alcune chiese e altri luoghi di ritrovo dello Sri Lanka”. Lo ha detto Papa Francesco dopo il messaggio pasquale e la benedizione “Urbi et Orbi”: “Desidero manifestare la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, colpita mentre era raccolta in preghiera, e a tutte le vittime di così crudele violenza. Affido al Signore quanti sono tragicamente scomparsi e prego per i feriti e tutti coloro che soffrono a causa di questo drammatico evento”.
"Davanti alle tante sofferenze del nostro tempo, il Signore della vita non ci trovi freddi e indifferenti. Faccia di noi dei costruttori di ponti, non di muri. Egli, che ci dona la sua pace, faccia cessare il fragore delle armi, tanto nei contesti di guerra che nelle nostre città, e ispiri i leader delle Nazioni affinché si adoperino per porre fine alla corsa agli armamenti e alla preoccupante diffusione delle armi, specie nei Paesi economicamente più avanzati"
Fiducia, speranza, gioia per la resurrezione, con l'occhio e l'anima attenti ai tanti dolori e ai tanti motivi di sorriso delle comunità. Ecco come tanti vescovi italiani si sono rivolti alle loro diocesi per celebrare la Pasqua.
“Che il Risorto doni a ciascuno di noi la grazia e il coraggio di essere uomini e donne di pace e di riconciliazione, qui in Terra Santa ma anche in tutti i luoghi e le situazioni dove il peccato porta violenza e conflitto, incomprensione e divisione”.
Dall'altare della chiesa di san Paolo, a Mosul, dove riposano le spoglie del vescovo martire, mons. Paulos Faraj Rahho, giunge il messaggio di Pasqua del nuovo arcivescovo mons. Michaeel Najeeb Moussa. Attorno a lui solo una quindicina di famiglie cristiane, le uniche rientrate fino ad ora in città dopo la persecuzione dello Stato Islamico. "Costruire ponti di fraternità, demolire muri e seminare speranza”. Passa da qui la nuova vita di Mosul e la rinascita dell’Iraq
Non sappiamo quest’anno che tipo di settimana santa celebreremo. Non essendoci la luce, molti rimangono anche senz’acqua e altri non possono neanche riscaldarsi una zuppa di verdure. Pensavamo di aver toccato il fondo, eppure quante amarezze ancora per tanti morti e profughi. Rimangono i vecchi e i bambini. Con uno stipendio, una famiglia non arriva a fine settimana. E poi, vietato ammalarsi!
Ad officiare le funzioni in questa chiesa spoglia, dipinta solo di bianco è padre Roy Snipes, un religioso noto come il prete cowboy per il cappello a tesa larga che indossa costantemente, anche durante le processioni. Nelle sue preghiere e nelle sue omelie non nasconde le critiche verso la scelta dell’amministrazione di edificare proprio sul terreno della missione un muro di circa dieci metri, fornito di telecamere e di strade di accesso facilitate per gli agenti dell’agenzia di immigrazione
Un appello a farsi carico dei "nuovi crocifissi" di oggi e dei "troppi calvari sparsi per il mondo". A lanciarlo è suor Eugenia Bonetti, nelle meditazioni scritte per la Via Crucis su incarico del Papa. Le storie di madri, bambini, migranti, vittime delle tratta e di trafficanti senza scrupoli, mentre noi ci rintaniamo nelle nostre "cittadelle blindate", sono un invito a farsi carico di queste "vie dolorose" rompendo il circolo colpevole del silenzio, dell'ipocrisia e dell'indifferenza. Tutti siamo responsabili, ognuno di noi può fare qualcosa. Soprattutto le donne