Saonara. Sabato 6 ottobre alle 16 si chiude il processo diocesano per la causa di beatificazione. "Non preoccupatevi tanto di me. Datevi coraggio anche voi e pregate sempre, con i nostri cuori uniti in Dio".
Sacerdoti derisi, sospettati, insultati. I casi di violenza e pedofilia nella Chiesa si fanno inevitabilmente sentire anche su chi è rimasto sempre fedele a Dio come sacerdote e fedele alla sacralità di ogni vita come uomo. Ma come superare vergogna e offese? Con quale stato d'animo i preti affrontano questa terribile crisi nella Chiesa? Se ne è parlato molto, a margine di un ritiro internazionale di sacerdoti che si è svolto alla fine di settembre nel santuario d’Ars. “Sappiamo che la gente sa fare la differenza”, dice padre Patrice Chocholski, rettore del santuario: “Ma gli orrori commessi da sacerdoti fuorvianti cadono come un peso enorme sulle spalle di tutti i sacerdoti”
“Nonna, ti chiamavo per chiederti una cosa: 'Tu, con la tua esperienza, con tutto quello che hai vissuto, se oggi potessi dire qualcosa ai giovani, che cosa diresti?'”. Mi ha un po’ spiazzato la sua risposta. “Siate più attenti alla vostra vita! C’è bisogno di rivolgersi di più a Gesù! Vivete in un brutto mondo in cui non si capisce niente! Non siate distratti!”. Penso per un momento alle pubblicità che ogni tanto mi trovo davanti quando, raramente, trovo del tempo per guardare un po’ di tv. In tutte, o quasi, gli anziani sono “strumentalizzati” per vendere qualcosa che supplisca alle loro fragilità
Il settore adulti costruisce il proprio cammino annuale a partire dalla Lettera alla Chiesa di Padova, frutto del processo del Sinodo dei giovani, per rispondere al bisogno di adulti che accompagnino, orientino e suggeriscano strumenti per vivere la fede al di fuori dei confini delle comunità parrocchiali.
Governare e gestire la casa comune… Il valore della democrazia. Inizia sabato 6 ottobre alle 15.30, in Facoltà Teologica, il nuovo anno della Fisp, scuola di Formazione all'Impegno Sociale Politico. Ultime ore per iscriversi.
Papa Francesco ha aperto il Sinodo con un'omelia incentrata su due verbi - sognare e sperare - per "guardare direttamente il volto dei giovani", senza lasciarsi condizionare da "profeti di sventura" o da "errori e peccati" anche di figli della Chiesa. No ad "autopreservazione e autoreferenzialità", sì allo sguardo profetico di Paolo VI e alla sua fiducia nei giovani, che la Chiesa non può lasciare nelle mani dei "tanti mercanti di morte". Nell'ampio discorso di apertura, durato più di mezz'ora e lungamente applaudito, un "grazie" ai giovani e l'invito a dialogare tra le generazioni uscendo da pregiudizi e stereotipi. Perché il risultato del Sinodo non è "solo un documento"
L'italiano è la chiave di volta per integrarsi: sono di questo avviso Alagie, ragazzo del Gambia, volontario della Croce Rossa e mediatore culturale e Maimouna quarantenne del Senegal, vincitrice del Refugee Masterchef. Due storie contraddistinte dalla buona volontà, dalla tenacia e dalla voglia di integrarsi.
Le due "tracce di cammino" per l'anno pastorale che inizia (e non solo) – l'orizzonte dell'evangelizzazione e il nuovo volto della parrocchia – non sono per pochi "addetti ai lavori", ma sollecitano tutto il popolo di Dio. Più che cose da fare, quest'anno, c'è uno stile da assumere. È quello del seminatore: che attende, ha pazienza, coltiva semi buoni...