“La speranza non delude e ci rende forti nella tribolazione”. Con queste parole, tratte dalla Lettera ai Romani, Papa Francesco apre il Messaggio per la XXXIII Giornata mondiale del malato, che si celebra l’11 febbraio, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes. Francesco invita a riflettere su tre aspetti della presenza di Dio accanto a chi soffre: l’incontro, il dono e la condivisione.
La Domenica della Parola di Dio, istituita da Papa Francesco, è un richiamo profetico a gridare sui tetti le parole di pace, giustizia e fraternità ascoltate nel “segreto” delle chiese. Spesso, queste parole restano silenti, incapaci di risuonare nelle città, nei media e tra gli oppressi. La Parola, afferma il testo, non è proprietà della Chiesa, ma un dono da condividere, una responsabilità verso le vittime delle sopraffazioni e un balsamo sulle ferite del mondo. Nell’Anno Santo, questo giorno assume un significato ancor più profondo, richiamando il giubileo biblico come occasione di liberazione e riconciliazione. Il testo invita i cristiani alla parresìa, a proclamare con coraggio una speranza concreta, che abbracci anche chi soffre le ingiustizie. Le donne cristiane, prime messaggere della Resurrezione, sono chiamate a rispondere con la pace del Magnificat alle grida di guerra e arroganza. La Parola diventa così la forza per superare il silenzio e testimoniare la giustizia e la misericordia di Dio
La Parola di Dio, protagonista della domenica 26 gennaio, ci guida a orientare la nostra vita seguendo la “stella della rivelazione”. Le Scritture sante non esauriscono l’agire e il parlare di Dio, ma lo attestano autorevolmente per la nostra salvezza, come ricorda il Concilio Vaticano II. Il testo ispirato è Parola di Dio e parola dell’uomo, frutto di un intervento divino che rispetta la libertà e la cultura dell’autore umano. La rivelazione eccede il testo scritto, come si evidenzia nella Bibbia stessa e nell’evento Cristo, criterio di interpretazione. Per Antonio Rosmini, la Bibbia è “il libro del genere umano” e una risposta universale che unisce sapienza e mistero, scienza e grazia
In una chiesa gremita, nella basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma, nel pomeriggio di sabato 25 gennaio, alla presenza di rappresentanti di altre confessioni tra cui quella ortodossa e anglicana, Papa Francesco ricorda l'importanza di pregare per l'unità dei cristiani.
Far abitare la parola “speranza” anche nelle carceri. L’apertura della Porta Santa nel penitenziario di Rebibbia rappresenta, come spiega suor Nicoletta Vessoni in questa intervista, un invito a un impegno quotidiano verso questi nostri fratelli. “Urge vivere in questo periodo storico-politico segni molto concreti di attenzione verso il mondo del carcere, segni di accoglienza e prossimità, mettendo in atto risposte concrete”
Don Francesco Mitidieri, cappellano del carcere di Taranto e presidente dell’associazione “Noi&Voi”, promuove progetti di inclusione sociale e lavorativa per i detenuti. La sua esperienza presbiterale rappresenta un forte richiamo alla corresponsabilità economica a sostegno dell’azione dei sacerdoti, come suggerito dalla campagna Sovvenire della Cei, “Uniti nel dono”
Centinaia di giornalisti hanno partecipato al pellegrinaggio giubilare verso la Porta Santa di San Pietro, in un clima di comunione fraterna e profonda emozione. Partendo all’alba da Castel Sant’Angelo, i partecipanti hanno attraversato via della Conciliazione in preghiera, riflettendo sul ruolo e sulla responsabilità della comunicazione. Il momento culminante è stato l’attraversamento della Porta Santa, accompagnato dalla preghiera e dalla meditazione sul Messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. In basilica, i pellegrini hanno vissuto un tempo di preghiera e raccoglimento, riscoprendo la propria missione di comunicatori di speranza e verità
Il Giubileo della comunicazione è un’occasione per riscoprire il senso profondo del nostro impegno come giornalisti e comunicatori, uniti nella missione di raccontare la verità e di prenderci cura del mondo attraverso le parole. È un richiamo alla speranza che ci unisce, spingendoci a ricominciare con coraggio e comunione, lontano da logiche di potere che sacrificano verità e umanità. Citando don Primo Mazzolari, scrivere significa curare le parole e, con esse, il mondo. Questa è la sfida del comunicare: costruire reti e trasmettere speranza concreta, fondata nella fede. Un punto di partenza per ritrovare il cuore della nostra vocazione