In un mondo che sembra impazzito, dove si combatte la guerra in Ucraina e in tante parti del mondo, dove cresce la povertà, anche per la crisi scatenata dal conflitto riportato in Europa dalla Russia, la venuta del Signore nella riflessione del parroco di Caivano
“La grotta di Betlemme oggi la ritroviamo a Kiev e Teheran, anche se non dovremmo mai dimenticare i tanti altri microconflitti presenti nel pianeta. E poi dovunque alberga il male, lì, incredibilmente, sentiamo il vagito del Bambinello”. Parla lo scrittore Eraldo Affinati, che ci racconta: "Diversi piccoli, di neppure tre anni, hanno riacceso dentro di me la luce della stella cometa"
Ci sono Maria, Giuseppe, il bambinello, una pecora. Ma la particolarità di questo presepio sta nel fatto che la Sacra Famiglia è collocata sulla prua di un’imbarcazione che sembra avanzare verso l’osservatore, in un mare agitato.
In occasione del Natale l'arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, affronta i temi più caldi del momento: dalla guerra in Ucraina alla crisi economica, dall'operato del Governo Meloni al contrasto alle povertà, dai lavori del Cammino sinodale alla lotta agli abusi
Quarant'anni fa il primo pranzo di Natale della Comunità di Sant'Egidio. Il consigliere spirituale della Comunità, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, ricorda l’inizio di tutto: quel giorno che ha cambiato le storie di Natale di tanta gente, dal volontario al comune cittadino, dall’immigrato al disoccupato, dal povero al dipendente da droghe e alcol. Lo fa nel libro edito dalla San Paolo, che non poteva non chiamarsi "Il pranzo di Natale", con prefazione del card. Matteo Zuppi, per la sua semplice, assertiva semplicità.
In un clima di crescente tensione tra israeliani e palestinesi, le comunità cristiane della Terra Santa celebrano il Natale. Da Betlemme arriva la testimonianza del parroco latino della città, padre Rami Asakrieh, francescano della Custodia di Terra Santa.
“Nella mangiatoia del rifiuto e della scomodità, Dio si accomoda: viene lì, perché lì c’è il problema dell’umanità, l’indifferenza generata dalla fretta vorace di possedere e consumare. Cristo nasce lì e in quella mangiatoia lo scopriamo vicino. Viene dove si divora il cibo per farsi nostro cibo. Dio non è un padre che divora i suoi figli, ma il Padre che in Gesù ci fa suoi figli e ci nutre di tenerezza”.
È la domanda che sta dietro alle riflessioni di don Paolo Zaramella (Pastorale dei giovani), Gianluca Carraro (Azione cattolica) e Chiara Fabris (Agesci). Servono risposte condivise