“Gli opportunisti di oggi, le persone imprigionate da catene del politicamente corretto e della cosiddetta tolleranza che propongono dei referendum sulla questione all’aborto” si comportano come gli abitanti di Gerusalemme che “pur sapendo del Messia venuto al mondo a Betlemme non vi si recarono per vedere il neonato re dei Giudei, considerando inutile la verità su Cristo”: lo ha affermato domenica scorsa nell’omelia pronunciata nella cattedrale di Wawel l’arcivescovo di Cracovia Marek Jędraszewski.
A 9 giorni dal forte terremoto che ha colpito la Croazia la macchina dei soccorsi non si ferma. Nonostante le scosse siano continue e rendano le operazioni di aiuto difficoltose, Esercito, Protezione civile, Vigili del Fuoco, Polizia e Forze locali stanno raggiungendo anche i villaggi più lontani, dove nemmeno le strade arrivano. Con loro i volontari della Caritas di Sisak che mentre distribuiscono cibo, kit igienici, materiali da costruzione si fermano anche ad ascoltare la popolazione terremotata. Ad oggi il bilancio del sisma parla di 8 vittime, l'ultima è un volontario morto durante un'operazione di soccorso, decine di feriti, 20mila sfollati
Lo chiedono Aipd, Anffas e Coordown in una lettera aperta alle istituzioni, documentando con studi internazionali le motivazioni. "Le persone con tutte le disabilità, ma in particolare quelle con disabilità intellettiva che non si autodeterminano o non sono in grado di esprimere i loro bisogni, hanno pagato un prezzo molto alto insieme alle loro famiglie"
Confermate le restrizioni sui movimenti tra regioni e province, permessa una visita al giorno a massimo due persone. Slitta di una settimana la riapertura delle scuole secondarie
Visita di solidarietà, ieri, nella diocesi di Sisak dell’arcivescovo di Zagabria, card. Josip Bozanić, accompagnato dai suoi vescovi ausiliari, mons. Ivan Šaško e mons. Mijo Gorski.
Sono stati ascoltati ieri in audizione in Assemblea nazionale i rappresentanti di diverse religioni in Francia dove hanno potuto esprimere le loro aspettative, ma anche le loro reticenze e preoccupazioni, rispetto al disegno di legge presentato dal governo per combattere il separatismo soprattutto di origine islamista, rafforzando il controllo dello Stato sui culti e le associazioni.
“I ragazzi si sentono esclusi dalle scelte per il contrasto alla diffusione del Covid, che li hanno visti penalizzati nell’interruzione delle attività scolastiche in presenza: il 65% è convinto di star pagando in prima persona per l’incapacità degli adulti di gestire la pandemia, il 43% si sente accusato dagli adulti di essere tra i principali diffusori del contagio, mentre il 42% ritiene ingiusto che agli adulti sia permesso di andare al lavoro, mentre ai giovani non è permesso di andare a scuola”.