Festa della Repubblica: Mattarella, “il 2 giugno sia emblema della nostra ripartenza”

“Il 2 giugno, domani, si celebra l’anniversario della nascita della nostra Repubblica. Lo faremo in una atmosfera in cui proviamo nello stesso tempo sentimenti di incertezza e motivi di speranza. Stretti tra il dolore per la tragedia che improvvisamente ci è toccato vivere e la volontà di un nuovo inizio. Di una stagione nuova, nella quale sia possibile uscire al più presto da questa sorta di incubo globale”. 

Festa della Repubblica: Farnesina, un e-book su “Le Piazze (In)visibili”

“Dopo questi mesi chiusi nelle nostre case credo che abbiamo ancor più compreso quanto siano importanti gli spazi umani e la bellezza, che davvero infonde gioia nel cuore degli uomini, che oltrepassa le generazioni e le unisce. Abbiamo riflettuto sul fatto che spazi umani, degradati e brutti, inducono inevitabilmente al deteriorarsi dei rapporti umani e della vivibilità e che, sempre nel momento in cui siamo stati costretti ad essere fisicamente distanti, le nostre piazze vuote sono divenute all’improvviso spazi  aperti da ammirare, con prospettive dimenticate, nella piena bellezza delle loro linee architettoniche e urbanistiche”.

Buenos Aires, nelle periferie più povere il Governo si affida ai “curas villeros”, i preti di strada

Le misure di prevenzione dettate dalle autorità di governo per la città capitale non hanno la stessa applicabilità in luoghi dove vivono migliaia di persone in spazi abitativi ristretti, dove la vita trascorre per lo più nelle strade, dove le strutture sanitarie sono pressoché inesistenti. Una verità semplice, capita subito dai preti di strada di Buenos Aires, ma non compresa da chi scriveva le norme sanitarie. Così, alla fine, la pandemia è arrivata nei quartieri popolari e ora gli sforzi si moltiplicano perché non si incendi tutto come un fuoco in un pagliaio. E il Governo, per farsi ascoltare dalla popolazione più povera, chiede aiuto proprio ai curas villeros

Usa: dilaga la protesta contro il razzismo. Sette vescovi si schierano: “Non possiamo chiudere un occhio”

La morte di George Floyd, un afroamericano disarmato ucciso, una settimana fa dalla polizia durante un arresto a Minneapolis, ha riacceso una conversazione secolare e mai sopita sul razzismo in America. Dilagano le manifestazioni pacifiche e le proteste violentissime. Nella nazione in cui gli afroamericani hanno il doppio delle probabilità rispetto ai bianchi di essere fermati dalla polizia e ricercati e dove 1 su mille rischia di essere ucciso, sette vescovi statunitensi, a capo di altrettante Commissioni nella Conferenza episcopale, ricordano che il razzismo: "è un pericolo reale e presente che deve essere affrontato frontalmente".

Stati Uniti: morte George Floyd. Consiglio delle Chiese cristiane, “come il Coronavirus il razzismo ha infettato questo Paese”

“Indignazione” per l’omicidio di George Floyd è stata espressa anche dal Consiglio nazionale delle Chiese degli Stati Uniti in un comunicato rilanciato in Europa dal Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc). Floyd – si legge nella nota – è stato “bloccato senza pietà con il ginocchio” da un ufficiale di polizia di Minneapolis fino alla morte mentre ripetutamente diceva: “I can’t breathe”.