Una rivoluzione germinata spontaneamente nella coscienza popolare, attorno a qualche parrocchia protestante e a mal tollerate associazioni di tutela dei diritti umani. Non solo a Berlino, ma anche a Dresda e a Lipsia. Fu tutto un movimento di popolo. E poi il miracolo dell'unificazione da parte del cancelliere Helmut Kohl e del suo ministro degli esteri Hans-Dietrich Genscher.
25 anni fa, quando andai a intervistare lo scrittore russo Andrej Pirlik, subito dopo il crollo del muro di Berlino, mi disse che l’esodo di massa, iniziato non appena dato l’annuncio dell’apertura delle frontiere, aveva soprattutto motivi economici: «La loro è un’economia alle corde. Chi vuole fare qualcosa vive nel vuoto». E poi pronosticava: «Ogni riforma passa prima o poi per l’abbattimento del muro di Berlino».
“Fughe dall’Est, accoglienza a Ovest: sempre meno frontiere. Tutti in Europa”. Così titolava la prima pagina della Difesa di domenica 12 novembre 1989. Nei numeri successivi, le tappe di una rivoluzione destinata a segnare la storia europea del Novecento.
Mercoledì 29 il convegno del vicariato di Abano. Spronate anche dal vescovo Antonio Mattiazzo dopo la recente visita pastorale, le comunità cristiane intendono rivolgersi alla società civile per sensibilizzare sulla piaga del gioco e spronare le amministrazioni locali a far pressione sulla politica regionale e nazionale. Leggi e scarica il documento.
Dopo giorni di polemiche la campagna Mettiamoci in gioco risponde alle accuse sul protocollo con Sistema gioco Italia di Confindustria. «Con i concessionari solo un confronto per la legge quadro». Libera fa marcia indietro e si dissocia anche l'Azione Cattolica.
Primo paese in Europa e terzo al mondo. È il triste primato italiano riguardo il gioco d'azzardo, un vera e propria piaga sociale. Contro la quale occorre un'azione intensa di tipo culturale ed educativo. In diocesi di Padova sono attivi la commissione Nuovi stili di vita, ma ora anche il vicariato di Abano Terme con un documento e un convegno, il 29 ottobre, a cui parteciperà anche il vescovo Mattiazzo.
Nei bilanci sociali le due maggiori imprese italiane nel gioco d’azzardo dicono di puntare alla «crescita del business agendo in modo responsabile, sicuro e legale». Come se le ludopatie fossero un problema di poche persone già deboli di loro, e non un fenomeno dovuto proprio al proliferare dei giochi d'azzardo.
«In un mese potremmo farcela». Il presidente della commissione sanità del consiglio regionale, Leonardo Padrin, è ottimista. A breve, quindi, il Veneto potrebbe avere una legge che metta ordine alla diffusione e alle presenza della sale da gioco; un tentativo di combattere quella che ormai è una vera e propria epidemia, la ludopatia, che è sempre più diffusa e crea danni a tanti cittadini e alle famiglie.
Sgravi Irap per chi non installa slot machine, più prevenzione e soprattutto una distanza minima da tutti i luoghi sensibili e di aggregazione. La proposta all'esame della commissione sanità del consiglio regionale va nella giusta direzione. E non a caso l'industria del settore alza subito le barricate.