Dopo l'attacco diretto dell'Iran contro Israele cosa accadrà? "Si è trattato di un evento di portata storica, mai accaduto prima", dichiara al Sir l'esperto dell’Ispi e direttore di Start InSight. L'uscita allo scoperto di Teheran "è stata fallimentare dal punto di vista militare" e più utile agli ayatollah a "fronteggiare il dissenso interno"
Visita di mons. Maksim Ryabukha, vescovo greco-cattolico residente a Zaporizhzhia, al Sir e alla Fisc. “Mi preoccupa - confida - il divieto di accesso a tutti gli organismi internazionali e di solidarietà come la Caritas lungo tutto il confine che si trova a 20 chilometri dai luoghi di combattimento. Significa che ci sono città fuori area di aiuto. Adesso non è il tempo di pensare ai rischi. Le uniche domande che ci facciamo in questo momento è come sostenere, accompagnare e supportare la vita”
“Una reazione soprattutto dimostrativa per recuperare credibilità sia sul piano interno che su quello regionale e internazionale” e che rimette sul tappeto "la questione palestinese da risolvere politicamente". A parlare al Sir è il Custode di Terra Santa, padre Patton, dopo l'attacco iraniano a Israele di due giorni fa.
Enzo Oliveri è un famoso chef italiano, proprietario di un noto ristorante nel cuore di Londra e presidente della Federazione italiani cuochi del Regno Unito. Oliveri non fatica a raccontare come la Brexit e le nuove regole introdotte agli inizi di aprile stiano distruggendo la ristorazione italiana, da sempre fiore all’occhiello della capitale britannica. Anche padre Andrea Fulco evidenzia: "Le nuove norme appena introdotte hanno dato il colpo di grazia alla migrazione italiana verso la capitale britannica"
La violenza non accenna a diminuire. Da una città, la capitale Port-au-Prince, praticamente in mano ai gruppi criminali e alle bande armate nella sua totalità, al resto del Paese, soprattutto al sud, che si trova alle prese con decine di migliaia di sfollati, di intere famiglie che stanno scappando dalla metropoli per cercare rifugio in località un po’ più tranquille. A lanciare l’allarme, l’ennesimo, su queste situazioni drammatiche è mons. Joseph Gontrand Decoste, segretario generale della Conferenza episcopale haitiana e vescovo di Jérémie, che si trova nell’estremità sud-ovest del Paese
Trascorso un anno dall’inizio del conflitto in Sudan tra le Forze armate sudanesi e le Forze di supporto rapido, un gruppo paramilitare, la risposta della comunità internazionale continua a essere tristemente inadeguata nonostante il numero delle vittime civili sia in aumento in tutto il paese. È quanto hanno dichiarato Amnesty International, Sudan Democracy First Group e International Film Festival
A un anno dallo scoppio della guerra, gli aiuti sono una goccia nell’oceano a causa dei blocchi politici creati dalle parti in conflitto e dalla non sufficiente azione delle Nazioni Unite. L’organizzazione: “Le Nazioni Unite e i suoi stati membri devono raddoppiare gli sforzi per negoziare un accesso sicuro e senza ostacoli e per aumentare la risposta umanitaria”
Il commento di Oxfam ai nuovi dati Ocse, secondo cui l’aiuto globale è rimasto praticamente fermo nel 2023 rispetto all’anno precedente. L’aiuto italiano cala invece del 15,5%, con 164 milioni in meno destinati all’Africa. Sempre più lontani dall’obiettivo dello 0,70% entro il 2030. L’appello della Campagna 070 al Governo e al Parlamento per un immediato aumento degli aiuti e il rispetto degli impegni internazionali