Migranti. Amnesty: “L’accordo con la Tunisia rende l’Ue complice di violazioni dei diritti umani”

Eve Geddie, direttrice dell'ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee: “Concentrandosi sulle politiche e sui finanziamenti per il contenimento e l'esternalizzazione del controllo delle frontiere, anziché garantire percorsi sicuri e legali per coloro che cercano di attraversare i confini, i leader dell'Ue si stanno avviando verso politiche fallimentari basate su una spietata indifferenza verso i diritti umani fondamentali”

Il Veneto sorretto dalle badanti. Colf, badanti e baby-sitter: diminuisce il numero ma cresce il bisogno

Colf, badanti e baby-sitter sono in diminuzione secondo i dati Inps, tuttavia il crescente numero di anziani e di richieste fa temere un ritorno al lavoro in nero. Oggi si fa fatica a trovare personale con meno di 50 anni, Apicolf punta sulla formazione anche per trasmettere le difficoltà che un lavoro di cura comporta. Questo peso, infatti, annulla molte donne soprattutto dell’Est Europa, svuotate e separate dalla loro famiglia. Questo ha un nome: sindrome Italia.

Memorandum Ue-Tunisia. Forti (Caritas): “Non mette al centro i diritti umani e non risolverà. Migranti troveranno altre rotte”

È stato firmato ieri a Cartagine un memorandum d'intesa tra Unione europea e Tunisia che prevede assistenza finanziaria al Paese nordafricano e misure contro la crisi migratoria, tra cui navi alla guardia costiera tunisina e rimpatri. Quest’anno la Tunisia è il primo Paese di partenza, con 43.000 persone sbarcate in Italia da inizio 2023 su 75.000. Il secondo Paese di partenza è la Libia, con quasi 29.000 arrivi. Nello stesso periodo, lo scorso anno furono 31.333 mentre nel 2021 furono 24.502. Il parere del responsabile dell’ufficio immigrazione di Caritas italiana

Iraq. card. Sako (Baghdad): “Nuovo attacco ai cristiani e ai beni della Chiesa”

Il card. Louis Raphaël Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, protesta contro la decisione del presidente dell’Iraq, Abdul Latif Rashid, di revocare un decreto del 2013 che riconosce il patriarca, nominato dalla Santa Sede, capo della Chiesa caldea “in Iraq e nel mondo”, oltre che “responsabile e custode delle proprietà della Chiesa”. Una decisione che, dichiara al Sir il porporato, “è un attacco alla minoranza cristiana” e che rivela manovre politiche per mettere le mani sui beni ecclesiastici