Non ci sono solo gli sfollati interni a bussare alle porte della Caritas Spes Odessa. Ci sono anche i poveri, in aumento a causa della guerra. La crisi, la fame, la perdita del posto di lavoro, l’inflazione e la riduzione degli stipendi: sono gli “effetti collaterali” di una guerra che miete vittime non solo sui campi di battaglia ma anche in città. Ci siamo accorti – racconta padre Piotr Rosochacki – che nel centro dove vengono distribuiti i vestiti, le persone cominciavano a chiederci coperte e sacchi a pelo. Abbiamo così scoperto che non avevano più una casa dove andare a dormire e avevano bisogno di proteggersi dal freddo”
Erano le 8 di mattina ieri quando un allarme aereo è risuonato per oltre 3 ore in tutta l'Ucraina. Gli attacchi sono diffusi su tutto il Paese. L’invito è a recarsi nei rifugi. Odessa, Mykolaiv, Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk, Dnepropetrovsk, Poltava, Zhytomyr. Anche l’arcivescovo maggiore di Kiev Sviatoslav Shevchuk lancia un appello: “Esorto tutti a non trascurare le regole e i segnali di allerta aerea, a stare attenti, rimanere nei rifugi e a fare di tutto per salvare la vostra vita e quella dei vostri cari''. A causa dei bombardamenti, circa 10.000.000 gli ucraini rimasti senza elettricità. Anche parti della città di Odessa sono inghiottite nel buio
Parla al Sir l'arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia, che domani parteciperà al porto di Napoli alla manifestazione "Fari di pace" promossa da Pax Christi e da un vasto cartello di associazioni cattoliche e laiche. Tra le richieste “di non autorizzare l’accesso in rada alle navi a propulsione nucleare o con armi atomiche” e che l'amministrazione cittadina aderisca, con apposita delibera, all’appello perché l'Italia sottoscriva il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, promuovendo a livello nazionale una progressiva riduzione della spesa militare a vantaggio della spesa sociale
A 9 mesi dall’inizio del conflitto rischiano di aggravarsi le condizioni di oltre 6,2 milioni di sfollati interni; 13 milioni di persone in tutta l’Ucraina non hanno accesso all’acqua pulita, 1 famiglia su 3 soffre di insicurezza alimentare. E solo il 20% dei 170 mila rifugiati arrivati in Italia ha trovato un alloggio nel sistema di accoglienza: i team di Oxfam in aiuto di chi è rimasto fuori dalle reti dei servizi sociali a Roma e in Toscana
Crescono anche gli incidenti con lesioni (+24,7%) e i feriti (+25,7%). Nel complesso 81.437 incidenti hanno causato 1.450 morti e 108.996 feriti. L'obiettivo è "dimezzare queste cifre entro il 2030"- Domenica si celebra la "Giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada"
La curia di Odessa è al buio. Da due giorni non c’è riscaldamento. Le reti Internet sono staccate. In queste condizioni il vescovo, mons. Stanislav Shyrokoradiuk Ofm, lavora e vive con il suo staff. Da quando è scoppiata in febbraio la guerra, l’episcopio ha aperto le porte a tutti. Ogni giorno dalla cucina si distribuiscono 70/80 pasti caldi. Due giorni fa, il “pulmino” donato da Papa Francesco, carico di aiuti umanitari, è riuscito a raggiungere Kherson. “Ringraziamo il Papa”, dice il vescovo, perché “mai perde l’opportunità di ricordare il popolo ucraino e pregare per la pace. Questi appelli ci fanno capire che il Papa non dimentica il popolo che soffre”
Il ministro degli Esteri, Nicu Popescu: "Ogni bomba che cade sull'Ucraina colpisce anche la Moldova e la nostra gente. Chiediamo alla Russia di fermare la distruzione ora". Mentre i missili russi colpivano la Polonia, i media moldavi segnalavano estesi blackout in buona parte del Paese, dal territorio della Transnistria alla capitale Chisinau. Ma non ci sono solo problemi alla rete elettrica. Ci sono anche gli allarmi bomba, l’aumento del costo della vita e della povertà, l'insofferenza della popolazione. Sono gli "effetti collaterali" della vicina guerra in Ucraina. Fattori diversi che si stanno incrociando e che inevitabilmente creano incertezza e tensione
Secondo l’organizzazione, “la lettura del sistema di accoglienza proposta dal ministro nell’informativa alle Camere utilizza ancora una volta la retorica dell’emergenza dietro la quale si nasconde un sistema che dal 2018 ha perso circa 70.000 posti. Occorre piuttosto chiarire che non c’è una reale programmazione e che si è scelto di non puntare sull’accoglienza pubblica in capo ai comuni, che ha standard ben più elevati dei centri straordinari”
Un documento del Tavolo Asilo e Immigrazione contesta punto per punto le accuse contenute nella dichiarazione congiunta dei ministri dell’Interno, ripresa ieri dal ministro Piantedosi. “La presenza delle Ong nel Mediterraneo Centrale denuncia ogni giorno il disinteresse dei Governi Europei per la sorte di bambini, donne e uomini in fuga”