Kazakistan. Mons. Mumbiela Sierra (vescovo di Almaty): “Il nostro sogno di un Paese di pace, multietnico e di concordia”

Parla il vescovo di Almaty e presidente dei vescovi cattolici del Kazakistan dopo le giornate di ferro e fuoco che hanno lasciato in città ancora oggi segni di assedio e distruzione. “Il fatto che il Papa abbia parlato domenica scorsa del Kazakistan è un segno di comunione. Il suo appello al dialogo e alla fraternità è la strada per questo Paese”, dice mons. José Luis Mumbiela Sierra che aggiunge: “La pace è un dono di Dio ma anche frutto del nostro impegno e del nostro lavoro. Questa pace è anche il sogno di un Kazakistan multietnico, multireligioso, un Kazakistan di concordia. Stiamo sognando e ma stiamo anche costruendo perché questo sogno si realizzi”

Kazakistan. Ferrari (Ca’ Foscari): “Popolazione allo stremo. Al potere non interessa lo sviluppo del Paese”

Il docente dell'ateneo veneziano e direttore delle ricerche su Russia, Caucaso e Asia centrale dell’Ispi analizza per il Sir la situazione nel Paese, retto da un governo autoritario che ha represso con estrema violenza le manifestazioni popolari. "In Kazakistan si potrebbe vivere come a Dubai, invece...". Pesanti le ingerenze della Russia. Ma sorgono dubbi anche sullo spontaneismo delle proteste di piazza

Myanmar: pesanti combattimenti nella città di Loikaw. P. Soe Naing, “200 sfollati accolti in cattedrale ma è impossibile rimanere qui”

“Finora siamo tutti al sicuro e sopravviviamo grazie alla protezione di Dio. Ma la guerra è entrata nella città di Loikaw. Da tre giorni sono in corso pesanti combattimenti. Siamo attaccati non solo con armi pesanti ma anche con aerei ed elicotteri. Ci sono molti sfollati interni (circa 200) nel complesso della cattedrale. Ci sposteremo in un altro posto perché qui è impossibile rimanere”.

Il welfare delle famiglie italiane, oltre la metà ha rinunciato a prestazioni sanitarie nel 2021

Rapporto Cerved. Spesi 136,6 miliardi per prestazioni di welfare (più di 5 mila euro a famiglia): in crescita quelle per salute, assistenza agli anziani e istruzione . Il 50,2% ha rinunciato a prestazioni nella sanità, 56,8% nell’assistenza agli anziani, 58,4% nell’assistenza ai bambini, 33,8% nell’istruzione. Pesano problemi economici, indisponibilità del servizio e inadeguatezza dell’offerta