Alleggerire nelle vittime la percezione di vergogna, e offrire loro uno spazio sicuro per aiutarle ad elaborare il trauma dell'abuso subito e a "ricostruire il confine che è stato violato". Questo, per la psicoterapeuta Maria Beatrice Toro, è in estrema sintesi il percorso di cui potrebbero avere bisogno le sette presunte vittime - tutte tra gli 11 e i 14 anni - dell'insegnate di sostegno arrestata a Castellamare di Stabia. Secondo l'esperta, abusi di questo tipo generano in chi li subisce un vero e proprio "trauma" ma, assicura, la mente umana ha le risorse "per ricostruire e reagire alle ferite"
“L’accordo concordato tra Hamas e Israele è sul tavolo dalla fine di maggio. È un cattivo accordo perché non riporta immediatamente a casa tutti gli ostaggi. È un cattivo accordo perché richiederà almeno 12 settimane, probabilmente di più, per essere attuato. È un cattivo accordo perché manca l’intera componente politica per stabilire chi governerà Gaza quando la guerra sarà finita. È un cattivo accordo perché non stabilisce esplicitamente che la guerra finirà e che Israele si ritirerà da Gaza, ma un cattivo accordo è meglio di nessun accordo”.
La tregua, mediata da Qatar, Egitto e Usa per 42 giorni, prevede lo scambio di ostaggi, il ritiro dell'Idf dalle zone cuscinetto e l'accesso di aiuti umanitari. Trump e Biden si contendono il merito, mentre le dinamiche geopolitiche, con le ambivalenze siriane e le pressioni di Teheran, complicano la situazione. Nonostante le incertezze e i rischi, la tregua offre la possibilità di rilanciare gli Accordi di Abramo e normalizzare i rapporti in Medio Oriente
Trump rivendica il successo del cessate il fuoco tra Hamas e Israele come effetto della sua “storica vittoria” di novembre. Per Netanyahu, secondo Politi (Ndcf), la tregua non porta un ritorno politico immediato e lascia in sospeso le sfide economiche e interne di Israele. Il Qatar e l’area del Golfo potrebbero favorire una normalizzazione più ampia, mentre resta incerta l’evoluzione dei rapporti tra Tel Aviv e Washington
Papa Francesco ha lanciato un appello per il disarmo e “la conversione dei cuori dei fabbricanti di armi” al termine dell’udienza di mercoledì. Vignarca (Rete Italiana Pace e Disarmo) osserva: “I conflitti nascono per volontà politiche e motivi storici, economici, etnici e religiosi, ma la guerra ruota attorno alla produzione degli armamenti”. A suo dire, “le armi sono come la benzina delle guerre: senza benzina, il motore non si muoverebbe”
“Vedo oggi in persone che in passato avevano un atteggiamento di normalità nella relazione con il mondo ebraico, una difficoltà a pensare allo stesso modo. Per questo credo sia ancor più necessario mantenere i legami. Se i tempi sono difficili, sarebbe un gravissimo errore se noi non manteniamo i fili che ci legano agli altri e direi in questo caso al mondo ebraico che vive con noi, nelle nostre città, da Bologna a Torino a Roma”.
«Papà, ma l’inferno esiste davvero? Chi l’ha creato?». Sono le sette di un qualsiasi mattino feriale, quando queste domande (e altre della stessa risma) mi arrivano dai miei figli di 7 anni.
Donald Trump torna alla Casa Bianca Lunedì 20 gennaio l’insediamento, preceduto da una serie di dichiarazioni sorprendenti. Tonello: «Non attendiamoci nulla di buono»