La guerra è un errore. Non ha mai delle ragioni, al massimo dei pretesti che cavalcano calcoli/valutazioni sbagliate. Il dramma dell’Ucraina non fa eccezione.
Mons. Antonio Cecconi, presbitero della diocesi di Pisa dal 1964, fu vicedirettore della Caritas italiana dal 1991 al 1996 accanto a mons. Giuseppe Benvegnù Pasini. Nel 1978 da giovane prete fu incaricato di costituire la Caritas nella sua diocesi e fu proprio in quel frangente che mons. Cecconi ebbe modo di conoscere per la prima volta mons. Giovanni Nervo.
È stato presentato a livello mondiale a Johannesburg, in Sudafrica, il Rapporto 2021-2022 di Amnesty international sulla situazione dei diritti umani nel mondo. Nel 2021 in almeno 67 Stati su 154 sono state introdotte nuove norme che hanno inciso negativamente sulla libertà d’espressione, di associazione e di manifestazione pacifica. Il dissenso è stato spesso represso strumentalizzando la pandemia
“Sarebbe un tragico errore chiuderci adesso nel recinto di blocchi economici auto-organizzati, secondo una strategia di imperialismi contrapposti”, afferma il docente di Storia del Pensiero economico. In questo tempo drammatico l’invito è a convertirsi ad una “economia di pace”: “Non è un sogno lontano, ma un bene da custodire e coltivare ogni giorno”
È stato un discorso ad ampio raggio, partito dall’alienazione e dall’ansia che caratterizzano la nostra epoca, che ha toccato temi come la fede, la capacità di perdono, l’amicizia e l’amore coniugale quello fatto dall’ex vescovo anglicano di Rochester, Michael Nazir-Ali ai “Keys”, “Le chiavi”. Così si chiama l’associazione dei giornalisti e scrittori britannici, nata negli anni trenta e ispirata dalla figura di G.K. Chesterton, che si riunisce ogni mese a Londra nella chiesa dei Gesuiti di Farm Street
Genitori e figli devono poter usufruire di sportelli di ascolto, consultori, strutture di assistenza psicologica e interventi educativi a largo spettro.
Come papa Francesco auspica “un modo diverso di governare il mondo non facendo vedere i denti” così deve essere pensato e proposto un modo diverso di comunicare.
Forse è la prima volta che in maniera così consistente la comunicazione penetra prepotentemente nel conflitto, perché l’informazione non passa solo per le vie istituzionali, non è affidata in esclusiva ai professionisti.