Il “pensiero pacifista” di Luca Lo Presti, presidente di Pangea onlus, alla luce dell'esperienza in territori di guerra. “In Afghanistan sono volati missili da 150 mila dollari e oggi i talebani terrorizzano la gente, mentre gli afgani in fuga muoiono al confine. Ma di nuovo pensiamo di combattere una guerra con la guerra in Ucraina. Manca un pensiero di pace”
Evento o stile? Mentre percorriamo insieme il cammino tracciato da papa Francesco – e quindi letteralmente facciamo “sinodo” – diventa sempre più evidente che l’accento è sullo stile. L’evento è importante, certo, ma deve porsi a servizio dello stile.
Serve l’attenzione a non avvelenare l’aria già tesa del nostro tempo, introdotto, con la pandemia, a una mentalità di guerra, foriera di un maccartismo strisciante che vede disertori e quinte colonne in quanti si permettano il lusso della ponderazione.
Gli echi del conflitto russo-ucraino si avvertono anche nel Continente latinoamericano. L’attenzione prioritaria è posta sulla Colombia e sul Venezuela, l’incognita è il Brasile di Bolsonaro
Il Ministero ha preparato una Nota contenente le prime indicazioni per l’accoglienza all’interno delle scuole degli studenti ucraini in arrivo nel nostro Paese.
Spegnere il televisore o rifiutarsi di guardare lo notizie online non funziona in un mondo in cui la connessione è condizione costitutiva delle nostre vite collettive. La soluzione, per quanto scontata (e difficile da realizzare), resta una sola: l’educazione. Non all’on e all’off o agli strumenti, ma anzitutto allo sguardo e al cuore. E a tutte le categorie dell’umano che rifiutano la violenza e la disumanità