Il via libera europeo al Piano nazionale di ripresa e resilienza e, in un'Italia tutta “bianca”, la fine dell'obbligo generalizzato di indossare la mascherina all'aperto, indicano una svolta – concreta ma anche simbolicamente rilevante – sui due fronti principali che hanno visto duramente impegnato il Paese in questi mesi.
Scuola inclusiva, parità di genere, no alle discriminazioni: questi alcuni temi discussi dai ministri che nella dichiarazione finale dell’incontro hanno ribadito l'impegno a “non lasciare indietro nessuno”.
I consanguinei più stretti, coloro che sono nati dallo stesso ventre, spesso non si riconoscono, non si accettano, non riescono a trovare ragioni e vie per amarsi.
Siamo alla vigilia di un percorso voluto da papa Francesco: scoprire e vivere la sinodalità nel popolo di Dio. Ognuno, al di là del proprio stato di vita, è stato pensato, voluto, creato, chiamato e inviato dal Signore per edificare il suo popolo santo e custodire il bene comune. Dio affida ad ognuno il compito di coinvolgersi quotidianamente nella storia di cui fa parte, tenendo alta l’attenzione verso coloro che sono ai margini. Chiede a ciascuno di immergersi nella bellezza della vita in ogni momento, scegliendo di incarnare costantemente Cristo e il Vangelo, diffondendo ovunque passione e speranza. La preparazione all’apertura del sinodo nelle diocesi nel mese di ottobre sollecita tutto il popolo di Dio a riflettere sul mandato del Papa
Il tema al centro di un dibattito organizzato da Carta di Roma: il frame della paura domina il racconto mediato su coronavirus e stranieri. Loukarelis (Unar): “Peggiorata la situazione dei più vulnerabili”
“Se c'è un accordo tra due parti e una delle due parti segnala il rischio di un conflitto prima che questo si consumi effettivamente, a me pare che si tratti di una forma di cooperazione, non di ostilità. Sarebbe stato molto più forte intervenire dopo per contestare una violazione”. Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, commenta la nota vaticana a proposito del ddl Zan in materia di omotransfobia
La strage di Ardea conferma ancora una volta la pericolosità di detenere, ancorché legalmente, armi in casa. "Oggi in Italia più di un omicidio su dieci è commesso con armi in possesso di persone che hanno una regolare licenza", spiega in questa intervista Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa di Brescia. Nel nostro Paese è troppo semplice procurarsi una pistola e conservarla praticamente per sempre. Per Beretta "ogni licenza dovrebbe essere rinnovata almeno annualmente, e per ottenerla e rinnovarla andrebbero resi obbligatori esami tossicologici e una valutazione clinica sullo stato di salute mentale del suo detentore"