Pentecoste. Lui, lo Spirito Santo

Pentecoste, “omnium festivitatum maximam”, la definisce Eusebio di Cesarea, nel 337 d.C. (in Vita Costantini, IV, 64). È la festa che sta alla sorgente di tutte le altre e che a ognuna di esse dà pienezza di accadimento. Pentecoste è una festa che non finisce, dura ancora, durerà sempre, perché al Cristianesimo dà compimento e avvenire. L’effusione dello Spirito Santo, di cui noi, il creato e le creature, i popoli e le culture abbiamo uno smisurato bisogno. “Ha effuso lo Spirito Santo come voi potete vedere e udire” (At 2, 33). Così Pietro, nella piazza di Gerusalemme. La promessa di Gesù si è compiuta e si rinnova ancora con la Pentecoste che viene

Pentecoste. Nonostante tutto, lo Spirito si fida di noi

Quale certezza abbiamo dell’azione dello Spirito Santo nella nostra vita di cristiani, se da credenti anche noi pensiamo di poterne fare a meno, in quanto ci consideriamo il centro dell’universo? Ricorriamo a lui a volte quando non sappiamo a chi rivolgerci per ottenere qualcosa, quando siamo completamente a terra, quando in contatto con la profondità della nostra esistenza, ci rendiamo conto che rischiamo di poter smarrire la strada che conduce al Signore

Pentecoste: il limite nella fede è infranto

Se ci lasciamo guidare dal Soffio, dallo Spirito, sapremo in ogni momento e in ogni circostanza guardare più in là e scorgere quell’ombra che ci scorta. L’Infinito è con noi. Possiamo diffondere certezza e gioia, possiamo non transitare ad occhi chiusi sperando in scaramantiche possibilità ma custoditi e sorretti dalla Sua ombra