In questo anno pieno di tristezze e di preoccupazioni per la pandemia, con la conseguente crisi economica, è possibile suggerire una visione che dia speranza guardando futuro
“Nell’anno dell’epidemia la paura e l’incertezza hanno fatto affiorare molte delle vulnerabilità strutturali in cui versa il Paese. Il virus ha aggredito una società che era in debito di ossigeno e ripiegata nel proprio individualismo”.
Dichiarazioni del presidente nazionale Massi, dei vicepresidenti nazionali e di tutti i presidenti regionali della più rappresentativa organizzazione di categoria del settore sociosanitario, con centinaia di Rsa associate
P. Rinaldo Paganelli, sacerdote dehoniano, ha pubblicato il libro dal titolo "Rinascerai" sul "tempo sospeso" del confinamento come "dono di grazia": "Abbiamo la possibilità di coniugare il nostro silenzio al silenzio di Dio, spazio bianco tra le sue parole perché possano essere intese e calate dentro il nostro cuore"
Gesù nasce ancora perché la vita non può essere fermata, perché la vita è più forte delle regole, delle paure, delle cadute e delle ferite, perché la vita è più forte anche della morte e sarà proprio questo bambino a svelarcelo. Gesù nasce comunque, perché non esiste notte che non possa essere trasformata dalla Sua presenza. Non esiste buio che non possa essere rischiarato dalla luce di una stella giunta alla fine della ricerca, non esiste silenzio che non possa essere riempito da canti, non esiste solitudine che non possa essere abitata. Gesù è nato anche quest’anno, soprattutto quest’anno perché l’uomo possa riscoprire l’immenso amore del creatore che non ha paura di assumere la forma di uomo, ora, adesso, in mezzo alla pandemia, in mezzo all’isolamento, in mezzo alle paure
Chi crea presepi lo sa bene: ogni anno c’è sempre qualcosa di diverso. Una sorpresa inaspettata. Un’idea nuova o un ricordo che riaffiora. Così dal fondo di un armadio, torna alla luce la scatola di Natale, dove ogni anno, escono e rientrano i simboli del presepio. Una rinascita, che molto spesso conserva lo stupore infantile di riaprire quel mondo rinchiuso in una scatola, che può custodire le vecchie statue dei nonni, di papà e quelle più nuove dei nipoti di oggi.
“Nessuno si salva da solo”. “Abbiamo bisogno l’uno dell’altro, per porre fine alla pandemia, per costruire un’economia più verde e più giusta, per porre fine alla distruzione del Creato”.
Quale luce di speranza può venire da questo Natale inedito, sul quale incombono le tenebre di pandemia, disoccupazione, crisi sociale e incertezza del futuro? "E' la luce che avvolse i pastori nella notte", dice al Sir p. Ermes Ronchi, rilanciando l'incoraggiamento degli angeli a non temere. "In stagioni desolate come la nostra è importante aggrapparsi a queste parole". "Se io credo che il filo della vita sia saldo nelle mani del Signore, può accadere di tutto ma io non posso temere", anche perché, aggiunge, "nel nostro Dna c'è il cromosoma di Dio". E sull'anticipazione della messa della notte: "Non si tratta di rievocare un istante ma un mistero".
La Chiesa durante l’anno esprime attraverso la simbologia della luce la forza della novità portata da Cristo. All’inizio della veglia Pasquale il cero, immagine della colonna di fuoco, guida il popolo nel buio verso l’altare, segno della presenza del Risorto. Nella notte di Natale la tenebra della sera è rischiarata dalla stella chiomata (kometes, dalla lunga chioma) che segna la nascita di Cristo. Con il suo bagliore guida alla grotta i viandanti di tutti i tempi, ieri pastori che vegliavano il gregge, oggi popolo che nel buio cerca, immagina, desidera la grande luce del Signore, sospinto dal desiderio irrinunciabile di senso che le cose della quotidianità non riescono a riempire