Quaresima e Coronavirus: anche io, anche a me

Quanto dovrà ancora spremerci, questa maestra dura che di nome fa Pandemia, e che è sopraggiunta a noi con gli austeri colori violacei della Quaresima, perché impariamo che siamo davvero tutti sulla stessa barca, e che abbiamo tutti bisogno dell’amore e della cura gli uni degli altri?

La preghiera di Papa Francesco dà voce ai sentimenti di tutti

Il cielo è fosco, la pioggia sferza l’abito bianco di Francesco, infligge nuovi tormenti al corpo di quello stesso Crocifisso che mezzo millennio fa venne invocato dai fedeli contro la peste. Ed ora se ne sta lì, le braccia stese, le labbra aperte, vicino all’icona di Maria “salvezza del popolo romano” che una pia leggenda vuole dipinta dall’evangelista san Luca

#iorestoacasaepenso. Gli ammalati al tempo del Coronavirus. Quali gesti, quali sacramenti, quale accompagnamento nella sofferenza e nella morte?

In questi giorni di pandemia da Coronavirus stiamo vivendo un senso di smarrimento e di incredulità vedendo immagini e ascoltando notizie di tanti malati e di tanti morti; la sicurezza dell’Occidente, consolidata da molti anni di benessere e di buona organizzazione sociosanitaria, ha iniziato a presentare qualche sfaldamento e a tratti persino angoscia alla consapevolezza di un’assenza di cure specifiche.

Indulgenza. La preghiera del Papa: restiamo saldi sulla Roccia

Ecco allora l’indulgenza plenaria, il dono gratuito dell’Amore sommo che, accogliendo il grido del dolore, ci rende trasparenti a Lui stesso, togliendo da noi le macchie e le scorie che, in un modo o nell’altro, gravano su di noi. Un dono di acqua cristallina che scende benefica e ci fa trasalire perché non impone condizioni o balzelli, chiede soltanto che Lo si guardi e si accetti quella rugiada che lenisce, salva e rende nuovamente innocenti, come quando siamo stai immersi nella grazia del Battesimo del Salvatore. Tutto viene profuso nelle nostre mani. Possano rimanere aperte in supplica e in rendimento di grazie