“Temo poi che ci sia anche un po' di sfiducia generalizzata nei confronti della capacità della politica di risolvere i problemi. Altrove qualcosa è accaduto, da noi si è rimasti sostanzialmente fermi”. Così Paolo Pombeni, storico e politologo, uno dei più autorevole analisti della realtà italiana, commenta l'esito di una tornata elettorale che ha riservato ancora una volta non poche sorprese
Dalle urne del 23-26 maggio emerge una Ue più che mai "unita nella diversità". Parliamo infatti di votazioni “europee”, ma in realtà si è di fronte a una sommatoria di elezioni “nazionali”, nelle quali prevalgono ancora una volta elementi e fenomeni di politica interna, in assenza di una opinione pubblica continentale, di partiti e di media transnazionali, e soprattutto in carenza di un vero e diffuso senso della “cittadinanza europea”. Lo conferma la lettura dei dati Paese per Paese, dall'Italia alla Germania, dal Regno Unito alla Francia, passando per Polonia, Spagna e Ungheria
Il dimagrimento dei due principali gruppi, la frammentazione, rilanciano la sfida, per tutti, sulla nuova questione sociale. Che è anche quesitone sugli obiettivi e sul rilancio del disegno europeo. Una Unione assolutamente necessaria, che questo esemplare esercizio di democrazia ha confermato come uno spazio straordinario di sviluppo, ma che giustamente tutti dicono deve cambiare passo. E per questo servono anche riferimenti morali, ideali e culturali. Di cui rappropriarsi molto, molto presto
Due notizie tristi, molto tristi, si sono incrociate nei giorni scorsi. Appartengono alla “cronaca nera” ma, dopo aver attraversato il buio del male, chiedono di andare oltre quel colore cupo.
La questione attraversa il livello sociale centrale, quello che con una espressione abusata e ora inesatta si chiamava ceto medio. E votava per le “famiglie politiche tradizionali”. La chiave giusta per interpretarla e così dare delle risposte nuove, ovvero adeguate ad un nuovo orizzonte europeo e mondiale, forse è proprio il concetto e il senso di comunità. Da cui costruire qualcosa di nuovo
La lotta ai cambiamenti climatici e il salario minimo sono nei programmi di quasi tutti i partiti. Fa eccezione la Lega che ha due sole priorità: chiusura dei porti e flat tax. Gli altri temi? Le migrazioni, con posizioni opposte e la riforma del Regolamento di Dublino su cui alcuni convergono, e i cambiamenti nelle istituzioni europee