“Ancora non è chiaro il motivo del gesto, ma in ogni caso buttare l’acido in faccia a una persona è un fatto gravissimo ed è il segnale di una violenza diffusa che viviamo in particolare a Napoli, ma non solo qui”.
Campoverardo È dedicata alla Pentecoste la festa, giunta alla 47a edizione, che coinvolge la comunità tra fine maggio e inizio giugno. Si respira voglia di ripartire
Incontrarsi il lunedì sera e pregare insieme il rosario per invocare la pace. È quanto hanno deciso di fare le comunità cristiane di Teolo dandosi appuntamento, di volta in volta, in luoghi significativi dei rispettivi territori, durante il mese di maggio e proseguendo fino a lunedì 6 giugno.
Tra le aree in piena emergenza, spicca il bacino del Po, dove negli ultimi cinquant'anni, si è assistito (peraltro, con un notevole impatto visivo) al progressivo riaffiorare di merci, veicoli o rifiuti abbandonati nel letto del fiume.
«Dopo due anni di pandemia e a fronte dei venti di guerra che vengono dall’Ucraina, vogliamo riprendere la nostra sagra (dopo un “assaggio” nel settembre 2021).
San Bellino. Ritorna la festa della comunità per due fine settimana: 27-29 maggio e 2-5 giugno. «C’è il desiderio di rivederci – sottolinea don Marco Galletti – e di dire al territorio che ci siamo»
"Vorrei dare un mio aiuto attraverso la cosa migliore che riesco a fare". Con la passione e la determinazione dei suoi 23 anni, Irene Mischiari vuole raccontare la storia di alcune donne ucraine scappate dal loro Paese in guerra e arrivate a Sonego, ospiti della parrocchia e della Caritas diocesana nell’ex canonica. In questo periodo in cui tutti parlano e scrivono di Ucraina, l’idea di questo progetto, il suo primo progetto comunicativo
“Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”: è il tema della 108ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che sarà celebrata domenica 25 settembre. “Il loro lavoro, la loro capacità di sacrificio, la loro giovinezza e il loro entusiasmo – si legge nel messaggio del Papa – arricchiscono le comunità che li accolgono”. E qui, a Testaccio, uno dei quartieri più popolari di Roma, nonostante siano stati indegnamente costretti, per anni, ad accamparsi in baracche improvvisate tra la fitta vegetazione spontanea degli argini del Tevere, alcuni ragazzi curdi, con il loro lavoro, hanno restituito alla città un ambiente pulito e vivibile.