Comunicare la speranza è difficile se si è (di)sperati. Ma anche dalla disperazione si può guarire. Non è un caso – qualcuno la definirebbe una “Dio-incidenza” – che il giorno prima di partire per Roma per il Giubileo della Comunicazione mi sia ritrovato ad approfondire per WeCa il fenomeno del “doomscrolling”, uno dei centomila effetti collaterali dell’era digitale che possono capitare a un cristiano.
Guardare al digitale con speranza per un cristiano non è un’opzione, ma un dovere, anche e soprattutto perché sopra di esso si stanno addensando nubi minacciose.
A ogni sostituzione di calendario, esperti, commentatori e cronisti di ogni settore vengono messi all’angolo e costretti a vaticinare sui trend dell’anno che verrà.
Il ministro Valditara si è scagliato contro i «videogiochi violenti che stimolano l’aggressività», scatenando puntualmente le polemiche da parte di appassionati e di un’industria che, solo in Italia, muove più di due miliardi.
Questa settimana mi macchio di due peccati: la scarsa originalità, perché ne stanno parlando tutti e la ripetitività, perché già la scorsa settimana ne avevo parlato come “auto-ottundimento”. Ma la notizia c’è.
Quale sarà il prossimo smartphone? Quale oggetto è destinato a entrare nell’immediato futuro delle nostre vite per rivoluzionarle con un impatto paragonabile a quello provocato, una quindicina di anni fa, dai cellulari con lo schermo touch sempre connessi ad internet?
La Difesa del Popolo lascia Twitter, o meglio, smette di aggiornare il profilo del social ora chiamato X che Elon Musk ha trasformato nel megafono dell’estrema destra americana e del suo ego smisurato.