Sicuramente siamo rimasti tutti profondamente abbattuti dal pestaggio in auto vissuto dal musicista milanese Sergio Orlandi a opera di un quattordicenne, uno studente della scuola media in cui il trombettista jazz insegna, e di un suo amico più grande.
Contro la tecnocrazia, contro l’iper-individualismo, contro i sovranismi, contro la disumanizzazione dell’uomo di chi vorrebbe andare oltre l’uomo (transumanesimo).
La miniserie Netflix “Il Gattopardo”, che (ri)porta sullo schermo l’epopea risorgimentale di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, sembra rifarsi in termini visivo-estetici ai period drama inglesi, “Downton Abbey” o “The Crown” in testa. Una scommessa importante, che si gioca per un nuovo pubblico, soprattutto estero. Arriva nelle sale dal 6 marzo il noir-horror gotico firmato da Pupi Avati, “L’orto americano”, scelto come film di chiusura per l’81a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia.
Circolava tempo fa una barzelletta in cui alla domanda se le frecce dell’auto funzionassero, l’interpellato rispondeva “adesso sì – adesso no”, seguendo il ritmo del lampeggiante.
La Palma d’oro del 77° Festival di Cannes, “Anora”, conquista l’olimpo hollywoodiano: vince 5 premi di peso nella 97a edizione degli Academy Awards, assegnati nella notte del 2 marzo a Los Angeles. È stato incoronato miglior film dell’anno.
Marzo 1998. Ai Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e delle finanze, il parlamentare Mauro Paissan presentò un’interrogazione alquanto bizzarra, ma sintomatica di un’isteria che stava travolgendo bambini e genitori: «Diteci che fine hanno fatto le figurine dei calciatori Poggi e Volpi».
Con la crisi del Covid, tra febbraio e marzo 2020, il termine di reshoring è tornato di moda. Se per offshoring intendiamo lo spostamento all’estero di intere filiere industriali per ragioni fiscali e di costi di produzione, il reshoring è il processo inverso, fatto per motivazioni legate alla sicurezza e all’autonomia strategica.