“Magna e tasi!”. Chissà quante volte ce lo siamo sentiti ripetere questo motto veneto, che oggi ha un sapore tutto amaro, vedendo tutto ciò che di storico stiamo vivendo.
Diciamocelo: finalmente i giornalisti si sono accorti che gli artigiani si stanno estinguendo. Una notizia che ha scosso l’estate, riempiendo gli spazi dei telegiornali con un’ovvietà che è sotto gli occhi di un’intera nazione: la nostra. L’ovvietà è che di artigiani ce ne sono sempre meno. Chi resiste è alle strette. E non si trova quel ricambio generazionale di cui ci sarebbe bisogno.
Stenta la memoria umana a ricordare eventi alluvionali come quelli registrati a metà maggio in tutta l’area vicentina, veronese e padovana. Da una parte un copione già visto. Dall’altra, criticità che potrebbero aprire a sviluppi futuri.
Se la curva della natalità in Italia è da anni in caduta libera, tanto da avere un triste primato europeo, il dubbio sul perché stiano sorgendo edifici scolastici un po’ in tutti i paesi, rimane.
«Il mondo ha preso una brutta piega!». Una frase fatta, seppur vera, altamente simbolica se consideriamo che bene e male si nascondono tra le pieghe dell’esistenza.
Insostenibile è l’opera. Insostenibile il metodo. Insostenibile rimane la stessa volontà! La struttura è quella al centro dell’attenzione regionale e nazionale della pista da bob di Cortina, per le Olimpiadi invernali del 2026, che abbiamo imparato a conoscere per la “telenovela” all’italiana, cui abbiamo assistito in questi mesi, con un tira e molla che alla fine ha fatto il gioco di economia, e volontà politiche da campagna elettorale. E potremmo dire che lo stesso discorso vale per anche il Ponte sullo Stretto di Messina.