Pensata inizialmente come scampagnata dopo la seconda guerra mondiale, la Festa dell'Unità ha quasi da subito posto al centro del suo calendario l'aspetto politico. Da occasione di autofinanziamento del Partito comunista italiano a luogo che sapeva accogliere le esigenze dei cittadini, arena aperta anche a ospitare il dibattito e il confronto con esponenti di altri partiti.
Anche la Democrazia Cristiana aveva il suo evento: la Festa dell'amicizia. Alcuni, nostalgici temerari, provano ancora nel 2018 a riportare in vita lo spirito di quella festa, ma sono solo stanche rappresentazioni sbiadite celate dietro allo scudo crociato: il nome è lo stesso, festa dell’amicizia, nell’agosto 2018 è giunta alla 45° edizione ed è organizzata dal Partito democratico cristiano sammarinese, all'ombra del Titano.
Massimo Cacciari e Ilvo Diamanti, al Festival della politica, parlano di “popolocrazia”. Neologismo che nasconde una concreta preoccupazione: la mancanza di luoghi d'aggregazione sociale per parlare di politica e la sua crescente virtualizzazione sono due degli ingredienti alla base dei fenomeni politici del nostro tempo.
Dal nobile tentativo di creare dinamiche conversazionali alla nascita delle "camere dell'eco" dove sempre più utenti del web vogliono leggere e sentire solo quello che è in linea con le proprie idee. Sono le storture della comunicazione social, nelle quali anche la politica deve sapersi destreggiare. Con il rischio di ritrovarsi invischiati nelle fake news.
Quali post pubblicare, studio meticoloso del sentimento degli elettori che circola in rete, l'hashtag giusto al momento giusto. Dietro agli exploit social di Matteo Salvini, Luigi Di Maio e, in generale, dei 5 Stelle ci sono due figure su tutte che lavorano nella penombra. Luca Morisi e Pietro Dettori.
Con un video di nove minuti e 25 secondi, nel 1994, Silvio Berlusconi rivoluziona la politica e con essa la comunicazione. Ma Forza Italia, il partito delle "prime volte" che ha segnato la strada, in questa era digitale rincorre gli avversarsi. Antonio Palmieri, responsabile internet e nuove tecnologie del partito, racconta le strategie di oltre 20 anni di carriera di Berlusconi, nell'incertezza di un futuro che non permette di pensare a strategie programmabili.
Spezzoni di interventi televisivi o comizi, dirette per dialogare con i proprio followers, o filmati per dimostrare di essere tra la gente, presenti nei territori. La comunicazione politica pre e post voto ha avuto un denominatore comune tra i vari candidati: l'utilizzo dei video social. Dai numeri inarrivabili di Salvini a un format innovativo ideato da Renzi.
Un post su Facebook o un commento su Twitter. Un video su YouTube o una foto su Instagram. Anche la politica ha dovuto aggiornare il suo registro comunicativo, azzerando i tempi per essere al passo della nuova era, in cui si è sempre in campagna elettorale. La visione di Fabio Bordignon, docente di scienze politiche all'Università di Urbino.