Soggiorni di risanamento. Gli anni delle estati lontane da Chernobyl in Veneto

35 anni fa, il 26 aprile 1986, il mondo conobbe gli effetti del disastro nucleare. In Italia e in Veneto numerose famiglie si attivarono per accogliere i bambini ucraini e bielorussi nei soggiorni di risanamento. Continuano anche oggi, il Covid però ha azzerato gli spostamenti. Oggi il 23 per cento della Bielorussia è ancora contaminato, il 4,8 per cento dell’Ucraina. Terre in cui vivono cinque milioni di persone

Padre Mario Ciman. Preciso, sobrio, chiaro. Era un uomo che seminava

È mancato il 22 marzo a Gallarate, dove si trovava dal 2020, dopo sessant’anni vissuti a Padova. È stato docente di chimica all’Università, direttore dell’Antonianum, assistente spirituale degli ex alunni... Nel 2004 è nominato “Padovano eccellente”. Si è sempre posto in dialogo: «Semplice e umile, ma rigoroso, capace di sdrammatizzare... La carica emotiva in lui era sempre molto intensa, senza mai essere scomposta»

Selvazzano. Durante il lockdown la famiglia Brunazzetto ha costruito un capitello votivo a Sant’Antonio

I coniugi Brunazzetto di Selvazzano, insieme ai figli di 10 e 12 anni, hanno realizzato con le loro mani, nel giardino di casa, un capitello che accoglie la statua di sant’Antonio. Complice la pandemia e la chiusura forzata in casa, la famiglia ha concretizzato il sogno che mamma Sarah portava nel cuore da lungo tempo. Una devozione, quella al Santo, trasformata in luogo di preghiera, riposo e affidamento. Qui anche la comunità parrocchiale può attingere forza e speranza, guardando alla resurrezione della Pasqua.

Se il mondo serve all’altare. Nella parrocchia di san Carlo, all’Arcella, il variegato gruppo di chierichetti è un affresco del pianeta

All'interno della parrocchia San Carlo Borromeo del quartiere Arcella di Padova, il gruppo chierichetti è composito e vitale: 20 tra bambini, bambine, ragazze e ragazzi italiani, di origine rumena o kosovara, fratelli nigeriani o cugini filippini, con la mamma cinese e provenienti dallo Sri Lanka. È la risposta più spontanea di una chiesa che si apre al suo territorio fatto di relazioni e convivenze