Le sfide di un piccolo Comune. La sindaca: «Servirebbe un assistente sociale vero e proprio e l’altra sfida è la fusione con Comuni contermini per dare più servizi ai cittadini. Radicato è l’associazionismo»
Collocato sulle colline che precedono l’Altopiano dei Sette Comuni, Fara Vicentino è un piccolo Comune di 3.700 abitanti distribuiti tra il capoluogo omonimo e la frazione di Perlena. Alla guida c’è Maria Teresa Sperotto, al terzo mandato consecutivo come sindaca, ma con una lunga esperienza nell’amministrazione comunale che parte dagli anni Novanta. «Ero entrata come consigliera di minoranza. Poi due mandati da assessora e nel 2014 sindaca».
Tra gli impegni più sentiti dell’ultima ri-elezione del 2024, l’insediamento di un assistente sociale vero e proprio. «Ce ne sarebbe bisogno – spiega – Purtroppo, non possiamo assumere nuovi dipendenti per i vincoli finanziari richiesti per legge: andiamo avanti con i nostri dodici in servizio, di cui tre part time. E cerchiamo di far fronte al problema grazie all’ottima collaborazione con l’Ulss».
Il coordinamento delle funzioni sempre più stretto con i Comuni contermini (in particolare Lugo, Calvene e Salcedo) è l’altra grande sfida, nell’ottica di una vera e propria fusione. «Aumentare le proprie dimensioni garantirebbe migliori servizi alla popolazione. Se da una parte la maggioranza dei cittadini ne ha capito l’importanza e le potenzialità, non altrettanto si può dire per alcuni amministratori (con cui comunque collaboriamo). Ma per realtà così piccole non si può guardare al campanile e al proprio schieramento politico, bisogna superare certe barriere». E poi c’è la questione del suolo e della sua messa in sicurezza, vista la fragilità delle colline vicentine resa evidente dai cambiamenti climatici. «Le frane e gli smottamenti sono sempre più frequenti, anche per l’imprevedibilità e la rapidità con cui si manifestano. Siamo riusciti comunque a sistemare alcune aree e strade, nonostante le difficoltà di intervento quando ricadono in proprietà private. Penso in particolare al percorso che porta a Lusiana». Un altro successo è il rifacimento dell’istituto comprensivo locale. «L’edificio aveva poco più di trent’anni, eppure il tetto è crollato; fortuna che tutto è avvenuto di notte, senza feriti. Siamo comunque riusciti a ristrutturarlo in tempi record, poco prima dell’inizio dell’anno scolastico». Il tutto con una spesa considerevole, circa 400 mila euro, che si spera venga attenuata da qualche contributo regionale.
Nel contempo, Sperotto si coccola quelle che chiama le eccellenze del territorio. «Abbiamo industrie di prim’ordine, come la Fitt per la termoplastica e la Mb per la meccanica di cantiere. Ma vantiamo pure prodotti tipici, come il vino, se si pensa alle cantine presenti. Inoltre – sempre assieme ai vicini Lugo, Calvene e Salcedo – abbiamo ottenuto il riconoscimento di “distretto del commercio”».
Una punta d’orgoglio è anche l’associazionismo. «Oltre alla politica vera e propria, c’è il mondo del volontariato. Sono entrata nella pro loco nel 1978 e ho sempre mantenuto buoni rapporti con gli alpini e con molte altre realtà. Senza dimenticare quando costituivo le precedenti squadre amministrative: guardavo le competenze e la capacità dei singoli di rapportarsi alla cittadinanza». Fara per fortuna non soffre della difficoltà di analoghi enti locali nel formare rappresentanze politiche. «Nel mandato precedente si era presentata solo la mia lista. Due anni fa, invece, ci sono stati due schieramenti, il mio e quello dell’attuale opposizione: meglio così, gli avversari in consiglio ti spingono a prestare più attenzione agli aspetti sociali e istituzionali».
I parroci: «Fara è una realtà viva da sempre, con una buona partecipazione alla vita liturgica e parrocchiale. Perlena è piccola, ma particolarmente vivace, in più aspetti»
Se la collaborazione costituisce la base dello spirito comunitario, tra il Comune di Fara Vicentino e le relative parrocchie è qualcosa di assodato. E lo è all’interno delle singole realtà paesane.
Lo sanno bene nel capoluogo, tra le sue 2.200 anime guidate da don Giovanni Dal Ponte. «Era novembre 2020, ho costruito il rapporto con la mia nuova parrocchia nelle ultime fasi della pandemia: non è stato semplice, ma ora va bene – spiega il presbitero, approdato nel difficile anno del Covid – Del resto, Fara è una realtà viva da sempre, con una buona partecipazione alla vita liturgica e parrocchiale». Don Giovanni lo afferma su più livelli. «Alla catechesi non mancano mai bambini e ragazzi di tutte le fasce d’età. Così come non mancano associazioni di vario tipo, pronte a dare un contributo ciascuna su un proprio ambito». L’attività coreutica lo ha colpito particolarmente. «Ci sono gruppi compatti e affiatati che accompagnano la messa». Guai però a trascurare le feste. «Alcune ricorrenze sono molto sentite e vengono organizzate ininterrottamente da tanto tempo. Una è l’“anguriara”, che da circa vent’anni scandisce l’estate dei miei parrocchiani. Nei giorni attorno al 24 agosto c’è pure la sagra del nostro patrono, San Bartolomeo». Per le varie attività, dopo che i bambini dell’ex scuola dell’infanzia sono stati trasferiti nel plesso delle elementari e delle medie, i fedeli di Fara avranno a disposizione un nuovo centro parrocchiale. «Pur senza grandi interventi strutturali, a parte in qualche stanza, lo stabile diventerà un nuovo punto di ritrovo per ragazzi e adulti. Sfrutteremo le sue stanze, alcune già attrezzate con giochi, e il salone centrale». Peraltro è in una posizione fortunata, trovandosi di fronte alla sala teatro.
Anche don Fabrizio Tessarolo, parroco della frazione di Perlena dedicata a San Giorgio, si mostra entusiasta della propria comunità parrocchiale. «Piccola ma particolarmente vivace – precisa il parroco – Possiamo contare su una materna e un nido con 70 bambini, con alle spalle genitori attivi e insegnanti competenti. Più la scuola primaria».
Il fiore all’occhiello è però il volontariato. «I gruppi sono tanti: gli alpini, la banda, le associazioni sportive, il comitato per la sagra, l’Avis e altri ancora, tra cui il consiglio pastorale». Come non citare la sede principale della locale banca di credito cooperativo, fondata 100 anni fa dall’allora parroco don Gaetano Plebs, continuo e immancabile sostegno economico alle iniziative paesane e parrocchiali?
Altro motivo di soddisfazione per don Fabrizio, la partecipazione alla vita liturgica e religiosa: «Seguiamo la formazione dell’iniziazione cristiana con incontri ogni due settimane, più gli appuntamenti per i genitori durante l’anno. Non mancano neppure i catechisti e gli accompagnatori dei genitori. E non manca l’Azione cattolica, con una decina di educatori che propone un cammino annuale insieme agli stessi catechisti, per poi organizzare in estate il campo scuola con ben 40 ragazzi e il grest».
Se questo non bastasse, Perlena vanta un gruppo di campanari che anima la liturgia assieme al coro di quindici giovani e adulti. «Quindi, la Caritas, in simbiosi con Salcedo e Laverda». E che dire del gruppo che organizza eventi di vario tipo, dai pranzi sociali ai momenti di condivisione e confronto? Una comunità del genere ha bisogno dei suoi luoghi di ritrovo. Il patronato e la canonica da poco ristrutturati restano una piccola garanzia.
I toponimi dei due centri (Fara e Perlena) hanno origine longobarda (da fara, insediamento parentale armato e San Giorgio, il santo caro alla tradizione longobarda). Nel territorio sono presenti ben cinque torrenti: l’Astico, il Laverda, il Reale, il Chiavone Bianco, il Chiavone Nero.