Chiesa | Diocesi
Traspare un certo orgoglio dalle parole di don Giovanni Werasak, vicerettore del seminario maggiore di Bangkok, l’unico della Thailandia, quando racconta la storia della comunità cristiana del suo Paese. I cattolici thailandesi sono circa 400 mila, in netta minoranza all’interno di una popolazione che supera complessivamente i 70 milioni di persone, per il 95 per cento vicine alla spiritualità buddista. È però con l’entusiasmo di una Chiesa giovane e motivata che don Werasak e i 105 seminaristi di Bangkok si preparano ad accogliere, la prossima estate, i pellegrini padovani che parteciperanno al gemellaggio promosso dalle due Diocesi in occasione della Gmg di Seul 2027.
«Momenti come questo – sottolinea il vicerettore – sono delle opportunità di incontro e di scambio molto preziose. I cattolici italiani e thailandesi, infatti, pur riconoscendosi figli di un unico Dio, Gesù Cristo, hanno allo stesso tempo approcci molto diversi alla vita spirituale, che sarà bello condividere in un clima di arricchimento reciproco».
In Thailandia, infatti, la cultura religiosa è profondamente legata alla spiritualità buddista, che invita a coltivare la dimensione della fede in tutti gli ambiti di vita, sia quelli più personali e intimi, sia quelli relativi alla sfera pubblica. Alla fede non viene riconosciuta importanza solo sul piano religioso, ma anche a livello sociale: è per questo che i monaci buddisti, gli imam e i preti sono figure di grande spessore, rispettate e ammirate da tutti, e che anche le nuove vocazioni sono apprezzate e valorizzate.
«Per noi – spiega don Werasak – la vita è essenzialmente spirituale, in tutte le sue forme, e credo che sia un bene da preservare. È infatti anche questo sostrato culturale condiviso che permette alle diverse religioni che abitano il nostro territorio di dialogare e di rafforzare i propri legami di amicizia. In questo, credo che possiamo imparare una significativa lezione dalla filosofia buddista, che sottolinea l’importanza di abbandonare la nostra autoreferenzialità, di svuotarci del nostro io, spesso ingombrante, per accogliere l’altro, anche con le sue particolarità e spigolosità».
E mentre il mondo occidentale, negli anni, ha dato un contributo teologico fondamentale alla riflessione sulla religione, la cultura orientale ha invece dato la precedenza, secondo don Warasak, agli aspetti più concreti della fede e dell’azione pastorale: «La spiritualità e le pratiche religiose in Thailandia vengono sperimentate, prima ancora che insegnate. Non ci sarà nessun monaco – dice sorridendo – che ti insegnerà la meditazione, ma piuttosto si siederà accanto a te, per accompagnarti nel percorso, meditando o pregando insieme. Ed è con gioia che condivideremo queste esperienze anche con i giovani pellegrini padovani che accoglieremo in seminario ad agosto 2027, curiosi anche di entrare in contatto con i loro modi di vivere la spiritualità e la vita cristiana, che sicuramente a noi saranno meno familiari».