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PONTE SAN NICOLÒ. Il 2 novembre 2010, quando l’argine cedette a Roncajette, l’acqua si riversò proprio sull’ex discarica. Sedici anni dopo, il ricordo di quell’alluvione è diventato l’occasione per fare il punto sulla messa in sicurezza dell’area, con i lavori oggi completati all’85%. Lunedì sera il Centro civico Rigoni Stern, in piazza della Liberazione, ha ospitato la serata informativa «L’ex discarica: il presente e il futuro». «Abbiamo pensato di costruire una serata che guardi al passato, al presente e al futuro», ha esordito il sindaco Gabriele De Boni, ricordando che l’intervento, in cui AcegasApsAmga sta investendo risorse importanti, «darà la possibilità di riappropriarsi di quel territorio».

«Sedici anni fa, in queste ore, eravamo impegnati in prima linea. Nei primi quattro giorni dell’emergenza non sono mai andata a dormire», ha ricordato Elisa Venturini, assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione civile. Per lei quell’alluvione fu uno spartiacque: «Prima del 2010 in Veneto la priorità era costruire strade. Dopo si è capito che bisognava tornare a occuparsi dei fiumi, abbandonati per decenni». Da allora la Regione ha investito circa due miliardi di euro nella sicurezza del territorio. Venturini ha ricordato anche una scelta presa all’indomani della piena: per chiudere la discarica era stato ipotizzato di portarvi nuovi rifiuti. «Io e il sindaco Rinuncini ci siamo fermamente opposti». Al loro posto si usò la terra scavata dal letto del Bacchiglione. L’impianto, ha sottolineato, è figlio di un’altra epoca, quando le vecchie cave venivano semplicemente riempite di rifiuti e ricoperte. «Questa regione è diventata un traino economico per l’Italia. Oggi, però, stiamo pagando a livello ambientale il conto di quello sviluppo».
Il punto più delicato è economico. AcegasApsAmga dovrà occuparsi dell’area fino al 2051, ma i circa 2 milioni ricevuti nel 2004 dal Consorzio di Bacino Padova 2, ex proprietario oggi in liquidazione, sono «presumibilmente esauriti». I Comuni del Consorzio non hanno mai inserito questi costi in tariffa e oggi viene chiesto loro di fare la propria parte. L’obiettivo è un accordo tra gestore, Comuni e Consorzio, valutando anche impianti fotovoltaici sull’area. C’è poi Casalserugo: la discarica sorge a Ponte San Nicolò, ma è a ridosso del suo centro, e i suoi cittadini ne hanno sempre subito l’impatto senza compensazioni. «Stiamo introducendo una nuova logica: non solo il Comune ospitante, ma anche i Comuni limitrofi che subiscono i disagi hanno diritto a compensazioni».
Il momento più sentito è arrivato con Enrico Rinuncini, sindaco nel 2010 e oggi presidente del comitato «Amici degli alluvionati». Richiamando l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, ha spiegato che anche i luoghi rovinati dall’uomo possono trasformarsi in qualcosa di virtuoso, e che il progetto di oggi va proprio in questa direzione. «Abbiamo formato questo gruppo per non lasciarci soli, perché abbiamo vissuto momenti difficili l’1 e il 2 novembre 2010», ha raccontato. Prima le notti di allarme e i sacchi di sabbia, poi la notizia del cedimento dell’argine. Su tutto, un’immagine: per portare i massi necessari a chiudere la falla, i camion dovettero risalire l’argine in retromarcia, al buio, per chilometri. «È una scena che non dimenticherò mai». Una ferita che non si è chiusa con il ritiro dell’acqua: Rinuncini ha ricordato i bambini che, come raccontavano le maestre, dopo l’alluvione scoppiavano a piangere ogni volta che cominciava a piovere. Ha poi ripercorso la storia della discarica, aperta nel 1978: la protesta del 2012 contro la riapertura, con gli striscioni «Trent’anni di veleni e un’alluvione possono bastare», il progetto del 2015 che prevedeva l’arrivo di altri 750 mila metri cubi di rifiuti, fino al progetto definitivo del 2019. «Il nostro augurio è che tutto il percorso di ripristino si possa realizzare in breve tempo, per il bene delle nostre comunità».

A illustrare il progetto sono stati l’amministratore delegato di AcegasApsAmga, Carlo Andriolo, e la capoprogetto Irene Zilio, che segue il cantiere ogni giorno. «Noi siamo i tecnici che vivono fisicamente questa realtà ogni giorno, proprio come voi», ha detto al pubblico. L’intervento prevede una nuova copertura della discarica, il rafforzamento delle barriere di contenimento, il rifacimento delle condotte per i liquidi e la piantumazione di alberi lungo il perimetro, con l’obiettivo di lasciare un’area sicura e pronta per nuovi usi. Per non pesare sul paese, ha precisato Zilio, i mezzi di cantiere usano una viabilità dedicata. I lavori sono all’85% e la conclusione è attesa per la prossima primavera.
E dopo? AcegasApsAmga collabora con l’Università di Padova per immaginare il futuro dell’area, con l’idea di trasformarla in un luogo di incontro per la comunità. Tra le ipotesi emerse, una pista da ciclocross e motocross per bambini, un museo e spazi pubblici dove sostare. La decisione finale spetterà agli enti. «Per noi è fondamentale restituire questo spazio alla comunità», ha concluso Zilio, «così come è avvenuto per numerose altre ex discariche riqualificate in Italia e nel mondo».