L’acqua che allaga le risaie serve a proteggere la pianta
Dopo la preparazione del terreno arriva l'acqua, che protegge il seme, regola la temperatura e soffoca le erbe infestanti; la fioritura cade tra fine luglio e agosto, mentre prima della trebbiatura i campi vengono fatti asciugare. La raccolta va da settembre a novembre e dà il risone, che diventa commestibile solo con la sbiancatura; il riso integrale, più ricco di fibre, conserva crusca e germe.
Come si coltiva il riso? Le principali fasi sono, dopo la preparazione del terreno, la sommersione e la semina, la monda e la gestione, e infine la raccolta. Se la prima fase è facilmente intuibile, più strana è la seconda: perché serve sommergere il riso? L’acqua viene fatta entrare nei campi per proteggere il seme e per regolare la temperatura. La stessa semina può avvenire tradizionalmente in acqua oppure direttamente sul terreno, sia esso asciutto o melmoso. Durante la crescita della piantina, l’acqua permette di soffocare, e quindi controllare, le erbe infestanti e il riso selvatico, ma fa anche da volano termico contro il freddo notturno. Storicamente, l’introduzione dei sistemi di allagamento, controllati da appositi canali irrigui, ha permesso un grande miglioramento delle rese e della qualità del riso. La fioritura avviene tra fine luglio e agosto. Il ciclo si chiude con la maturazione e la raccolta (trebbiatura) del cereale. Prima della raccolta l’acqua viene fatta defluire per asciugare il terreno: si raccoglie il riso tra settembre e novembre, procedendo poi alla sua essiccazione. Il riso appena raccolto e non ancora lavorato prende il nome di risone o riso grezzo. Si chiama invece pilatura, o sbiancatura, il procedimento meccanico che serve a liberare la cariosside del risone dai suoi rivestimenti esterni per renderlo commestibile e pronto per il commercio. Il riso integrale, ricco di fibre alimentari, subisce solo la sbramatura per eliminare la buccia esterna e mantiene invece la crusca e il germe intatti.