Riso. Si coltiva un po’ ovunque, non solo a Verona e nel Delta
Le produzioni più tipiche sono il Vialone Nano Veronese Igp della Bassa Veronese e il Riso del Delta del Po Igp, diffuso nel Polesine. Ma la coltura, un tempo ben più estesa, sopravvive anche in aree limitate di grande qualità: dal Vialone nano di Grumolo delle Abbadesse, presidio Slow Food introdotto dalle monache benedettine nel Cinquecento, al Carnaroli superfino del Dominio di Bagnoli.
Nel Veneto sono circa 3 mila gli ettari coltivati a riso, localizzati principalmente nelle province di Verona ( oltre 2 mila ettari) e Rovigo (intorno ai 550 ettari). La produzione più tipica è il riso Vialone Nano Veronese Igp, coltivato nella Bassa Veronese, c’è poi il Riso del Delta del Po Igp, diffuso in vari comuni del Polesine tra Rovigo e Ferrara. Di riso in passato se ne produceva però in molte altre zone venete, dove c’erano pil (mulini) mosse dalla forza dell’acqua: per la coltivazione spesso si prosciugarono le paludi creando canali per irrigare le risaie. E ancora oggi rimangono aree limitate dove si produce riso di ottima qualità. Rinomato è in particolare il riso Vialone nano di Grumolo delle Abbadesse, presidio Slow Food al confine tra Vicenza e Padova: fu introdotto dalle monache di un’abbazia benedettina già nel Cinquecento. Viene coltivato da aziende locali e riserie riunite nell’Associazione produttori del presidio del riso di Grumolo delle Abbadesse, tra cui la Riseria delle Abbadesse, l’Antica riseria Ambrosini e l’azienda agricola Trevisan Federica. Tra queste c’è anche, a Grantortino di Gazzo Padovano, l’azienda agricola De Tacchi, che conserva ancora strutture e impianti di creazione veneziana. Anche nella Bassa Padovana, nella sua tenuta, il Dominio di Bagnoli, noto per la produzione di vino, produce da secoli un pregiato riso Carnaroli superfino.