Fatti
Gli alimenti surgelati continuano la scalata nelle abitudini alimentari degli italiani. Una tendenza che si consolida e che, ormai, cambia l’immagine consueta dell’alimentazione nostrana. Detto in altri termini, per rispondere alla frenesia della vita, soprattutto nei centri urbani, ci rivolgiamo sempre di più ad alimenti già pronti o comunque preparati per un consumo rapido piuttosto che a quelli freschi. Un cambio dettato, probabilmente, non solo dal poco tempo a disposizione, ma anche dalle ristrettezze del portafoglio. Tutto, comunque, senza dimenticare la ricerca di prodotti di qualità, buoni, sostenibili e capaci di ridurre o contenere gli sprechi. E’ la situazione delineata dall’ultimo rapporto annuale sui consumi di alimentari surgelati in Italia redatto dall’Istituto Italiano Alimenti Surgelati (IIAS) che delinea un mercato in crescita nonostante le difficoltà.
Bastano pochi numeri per capire. Sarebbero, infatti, oltre 1 milione le tonnellate di prodotti surgelati consumati nel 2025, con una crescita in volume dell’1% e un consumo pro capite annuo pari a 17,7 Kg. Detto in termini economici, numeri di questo livello significano un mercato che vale 6,1 miliardi di euro (in crescita del 3% rispetto all’anno prima). Numeri importanti, dunque, che crescono ancora nei primi sei mesi del 2026 con volumi in aumento del 3,4% e giro d’affari in ulteriore crescita.
Ed è interessante andare a vedere “dentro” i numeri generali per capire meglio questo comparto che, tra l’altro, vale molto anche per la produzione agricola. Sul podio, al primo posto, restano stabili i vegetali surgelati con più di 204mila tonnellate. Al secondo posto nelle preferenze degli italiani ci sono i pesci surgelati nelle diverse varianti d’offerta con oltre 100mila tonnellate. Al terzo posto troviamo le patate surgelate che da sole valgono circa 93mila tonnellate e poi le pizze che nel 2025 hanno sfiorato le 70mila tonnellate.
Statistiche che, a detta dello IIAS confermano “l’apprezzamento per un comparto che risponde perfettamente alle esigenze dettate dagli stili di vita odierni”. Una formula, quella dei surgelati che si basa su alcuni capisaldi: praticità d’uso, attenzione alla sicurezza alimentare, convenienza economica. Tutto con una sottolineatura di non poco conto. Oggi – sottolinea la nota dello IIAS – “appare sempre più evidente che la contrapposizione tra fresco e surgelato appartenga al passato: la vera sfida è favorire un maggiore consumo di pesce e verdure, pilastri della Dieta Mediterranea, mettendo i consumatori nelle condizioni di scegliere le soluzioni più adatte alle proprie esigenze”.
Ma in realtà la filiera degli alimenti surgelati ha anche altre sfide di cui deve tenere conto. Efficienza e qualità, infatti, paiono essere gli elementi che fanno la differenza. Produrre materia prima per le industrie di trasformazione di questa particolare filiera non è cosa semplice da attuarsi. Collegare produzione agricola, lavorazione industriale e distribuzione di alimentai surgelati, significa organizzare una catena di passaggi delicata e complessa, un percorso nel quale ogni tappa deve essere perfettamente coordinata con le altre. Che ne valga la pena provarci, tuttavia, è evidente. Soprattutto se si guarda all’andamento generale dei consumi: gli ultimi dati Istat delineano quella che Federdistribuzione indica come “una dinamica ancora debole dei consumi, in un contesto caratterizzato da persistenti elementi di incertezza”. Detto in altro modo, gli italiani continuano a tirare la cinghia e gli alimenti surgelati certamente possono aiutare.