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Tre ore, 55 voci, un Vangelo dall’inizio alla fine. Sabato 10 ottobre 2026, dalle 14.30, nella basilica di Santa Giustina a Padova è stato proclamato per intero il Vangelo di Luca: nel transetto sinistro, a pochi passi dall’arca che custodisce i resti dell’evangelista.
Una lettura pubblica continuativa che qui, stando alle cronache, non era mai stata fatta. A promuoverla, con il titolo “Il Vangelo di Luca. Tutto”, il progetto “Antonio800” insieme alla Consulta delle aggregazioni laicali (Cal) della Diocesi di Padova. Fianco a fianco due comunità vicine di casa: i francescani della basilica del Santo e i benedettini di Santa Giustina, affacciata su Prato della Valle.
Dalla Consulta – e dalle parrocchie cittadine – venivano i 55 lettori: associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali, più le realtà che gravitano attorno alle due basiliche. Ciascuna ha espresso alcuni rappresentanti, che si sono dati il cambio in una staffetta aperta a tutti, senza prenotazione, anche solo per qualche minuto di ascolto.
Prima di leggere, però, il gruppo è passato dal Santo. Alle 13.45, nella cappella del Tesoro, i lettori hanno ricevuto la benedizione e il testo del Vangelo davanti alle reliquie di sant’Antonio: la lingua e l’apparato vocale del predicatore, conservati a distanza di secoli. Poi lo spostamento a Santa Giustina, poche centinaia di metri più in là.













«Sappiamo come sia san Francesco che sant’Antonio avessero un rapporto intensissimo con la Parola di Dio, con il Vangelo in particolare – commenta fra Antonio Ramina, rettore della basilica del Santo – San Francesco riconosceva nel Vangelo lo spazio per ascoltare e accogliere la voce del Diletto. E sant’Antonio abitava la Parola del Signore come luogo privilegiato per conoscere il Volto di Dio e alimentare lo spirito di carità verso tutti».
La data non è casuale. Il 2026 è l’anno dell’ottocentenario della morte di san Francesco, ricordato il 4 ottobre. Il 7 ottobre si è fatta memoria di santa Giustina, prima martire padovana, e il 18 ottobre cade la festa di san Luca. Ricorrono poi ottant’anni dal 16 gennaio 1946, quando papa Pio XII proclamò sant’Antonio “dottore evangelico”.
Che l’evangelista sia sepolto in città, anche molti padovani lo ignorano. «Dobbiamo poi considerare che la vera, straordinaria reliquia di Luca sono i suoi scritti – osserva dom Giulio Pagnoni, abate di Santa Giustina – Tutti gli evangelisti, anche il nostro Luca a Padova, hanno avuto in sorte di mettere in evidenza il loro scritto rispetto alla custodia del loro corpo. Questo è anche un motivo della relativa segretezza o non conoscenza del luogo che custodisce Luca».
L’arca, ricorda l’abate, è stata oggetto di una ricognizione attorno al 2000. Per la conclusione del pomeriggio, verso le 18, il programma prevedeva la visita guidata dallo stesso Pagnoni alla cappella Cornaro, che prende il nome da Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, prima donna laureata al mondo, qui sepolta. In origine era la cappella di San Luca: dal ritrovamento e fino al 1562 l’arca dell’evangelista stava lì.
Dagli organizzatori arriva già un auspicio per il seguito: ripetere l’esperienza con gli Atti degli apostoli, l’altro libro di Luca. Il percorso verso l’ottocentenario della morte di sant’Antonio, nel 2031, si può seguire sul sito del progetto “Antonio800”.
Agli Atti, del resto, a Santa Giustina sono abituati. «Non nascondo che proclamare il Vangelo e gli Atti degli apostoli dall’ambone prossimo all’arca di san Luca ci faccia sempre provare un’emozione fortissima – conclude l’abate – rendendoci più attenti a ciò che l’evangelista ha voluto consegnare alla comunità cristiana. E credo che questo sia il dono, la grazia e l’invocazione che possiamo fare: non perdere l’attenzione verso la buona novità del Vangelo».