Ucraina: mons. Honcharuk (Kharkiv), “per la seconda volta Avvento in guerra ma nonostante la grande sofferenza, Dio è con noi”

“Per la seconda volta viviamo l’Avvento nel tempo della guerra su vasta scala, tempo di grande sofferenza, dolore, instabilità, incertezza. Ci sono anche tanti morti, tanti feriti, tanti orfani, tante persone che hanno dovuto lasciare le proprie case e trasferirsi in altri luoghi o in un altro Paese, sperimentando anche la separazione, la separazione dei coniugi, dei genitori dai figli”. 

Cei: “l’impegno della Chiesa è combattere l’illegalità con la legalità, evitando che il Mediterraneo diventi sempre più un cimitero”

In questi giorni la Cei e alcune diocesi, insieme ai loro vescovi, sono state “pretestuosamente chiamate in causa da qualche organo di informazione” nel contesto di un’inchiesta giudiziaria della Procura della Repubblica di Ragusa a carico di “Mediterranea Saving Humans – Aps” per presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e presunta violazione del codice della navigazione, avanzando “accuse diffamatorie nei confronti di persone e istituzioni ecclesiastiche, a partire da alcune chat usate in modo strumentale e improprio. Una pratica questa che, contro chiunque venga utilizzata, merita sdegno e disappunto”.

Rifugiati. Ungaro (Unhcr): “In Italia non c’è emergenza ma va migliorata l’integrazione”

Sono 114 milioni nel mondo le persone che secondo una stima dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) sono scappate dai propri Paesi per colpa di guerre, crisi umanitarie, condizioni di insicurezza inondazioni e siccità. Sul totale delle donne, uomini e bambini in fuga, solo 422mila raggiungono l’Italia. Il nostro Paese “sta facendo molti sforzi soprattutto nella prima recezione”, spiega al Sir il portavoce dell’Unhcr, Filippo Ungaro, ma è sull’integrazione che “si gioca la sfida principale”, perché “se gestita e umana” può fare la differenza nell’accettazione delle persone che ospitano.

Giulia Cecchettin: scegliamo di sperare per squarciare le tenebre dell’orrore

Ciò a cui abbiamo partecipato in questi giorni con la morte della giovane è stato un vero atto terroristico al cuore della nostra civiltà. È per questo che tutti sono intervenuti, che il tema ha investito politica, istituzioni, piazze e teatri. Non perché un femminicidio sia più doloroso di un altro, l’interruzione della vita da parte di una persona verso un’altra porta con sé sempre la stessa gravità. Non è stato nemmeno un desiderio voyeuristico di partecipazione ad un evento di massa, ma è tutti in massa che ci siamo immedesimati in Giulia