Mons. Coda, segretario generale della Commissione Teologica Internazionale, traccia il “profilo ecumenico” del Papa emerito Benedetto XVI. “Ha ridato slancio e speranza alla causa dell’unità, nello spirito del Vaticano II rilanciato dall’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II”, dice. In particolare si deve a lui e alla sua “guida ispirata e autorevole” la ripresa del dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. “Il passaggio delicato e interpellante, nel cammino verso la piena e visibile unità tra le Chiese, che siamo oggi chiamati a vivere – osserva il teologo italiano - è quello dal dialogo della carità al dialogo della verità: tenendo fermo che la verità si dà solo là dove la si cerca e la si accoglie nella carità”.
Tre encicliche in otto anni di pontificato: due dedicate ad altrettante virtù teologali – l’amore e la speranza - e la terza alla dottrina sociale della Chiesa
Sabato 25 febbraio 2006, Benedetto XVI visitò il Pontificio seminario romano maggiore per la festa della Patrona, la Madonna della Fiducia. In quell’occasione, e in onore di Papa Joseph Ratzinger, mons. Marco Frisina diresse l’oratorio dedicato a San Giuseppe intitolato “Ombra del Padre”. Di quella mattina mons. Frisina conserva nitidamente un’immagine.
Papa Benedetto XVI ha compiuto 24 viaggi apostolici, 8 visite pastorali in Italia ed altrettante nella diocesi di Roma. Nel continente europeo è stato tre volte in Germania, poi in Polonia, terra di papa Giovani Paolo II, in Spagna (tre volte), in Turchia, in Austria, in Francia, nella Repubblica Ceca, a Malta, in Portogallo, a Cipro, nel Regno Unito, in Croazia e a San Marino. Sette i viaggi apostolici intercontinentali: in Brasile, negli Stati Uniti d’America, in Australia, in Messico e a Cuba, in Africa (due volte), in Terra Santa e in Libano
Sono già 40mila, dato fino alle 14 di oggi, i fedeli che hanno reso omaggio alla salma del Papa emerito Benedetto XVI, traslata dal Monastero Mater Ecclesiae alla basilica di San Pietro. Le voci dei fedeli in piazza. Basilica aperta anche domani e dopodomani dalle 7 alle 19. Il 5 gennaio alle 9.30 i funerali presieduti da Papa Francesco in piazza San Pietro
Un anno nuovo, come ogni nascita, è segno di un Dio che non si stanca, pronto continuamente a rilanciare, a scommettere sull’umanità, a credere che quello che non è stato finalmente potrà essere. Con Dio l’impossibile non esiste, a patto che ognuno di noi scelga con l’intelligenza e con la vita di cambiare, di essere il mondo nuovo che desidera. Ha senso ricordarcelo soprattutto quest’anno, uno dei più difficili della storia recente
Occorre smettere di pensare in termini di difesa egoistica e chiusa, che favorisce la permanenza di disuguaglianza, e aprirsi ad una salvaguardia reciproca basata su politiche nonviolente e scelte coraggiose di disarmo. Serve un cambio di prospettiva e di strumenti, con un’azione coordinata che si occupi della radice delle guerre e della violenza: più soldi per l’Agenda 2030 di sviluppo sostenibile e per l’Agenda di Disarmo promossa dal Segretario Onu Guterres e meno per le spese militari (purtroppo sempre in crescita). Più fondi ed energie per affrontare il cambiamento climatico e meno per le armi. Come scriveva Martin Luther King: “Le tenebre non possono scacciare le tenebre, solo la luce può farlo"
L’anno trascorso ci ha lasciato in una delle crisi economiche più forti degli ultimi secoli a causa della guerra in Ucraina e della pandemia. I poveri sempre più poveri. Negli ultimi dieci anni in Italia secondo il report dell’Istat, la diffusione della povertà di coloro che non hanno risorse sufficienti per uno standard di vita minimamente accettabile è più che raddoppiato con il 7,5% in più, cioè un milione e novecentomila famiglie che non ce la fanno. Nel mondo 828 milioni di persone soffrono la fame soprattutto bambini e in africa. Il 10% della popolazione più ricca del mondo detiene il 76% della ricchezza mentre il 50% possiede il 2% della ricchezza. Ma non dobbiamo farci rubare la speranza, come ripete sovente Papa Francesco
La rinuncia al pontificato in realtà è la continuità di un impegno di servizio, di testimonianza. E di fedeltà al Papa, all’unico Papa. Ha dato così l’esempio per sostenere un pontificato, quello di Francesco, che ha rilanciato, con energia nuovo, la radicalità del richiamo evangelico