«Bella domanda!», è stata la mia reazione. Non perché si debba dire per forza: «No, non lo saranno mai»; ma perché questa è proprio una domanda interessante e provocante.
Ma che Natale è stato? Poteva e doveva essere un “Natale diverso”, se si considera la cronica crisi identitaria dell’Europa, con Francia e Germania che fanno da traino economico, al giro di boa politico.
L’ufficio diocesano di Pastorale dei giovani porta avanti con gli adolescenti (cioè i ragazzi e le ragazze che frequentano le scuole superiori) una serie di attività utili per quanti finiscono il Tempo della Fraternità e per gli educatori che li accompagnano.
“Per la vita religiosa in America Latina e nei Caraibi è una buona notizia, una vera epifania, una manifestazione di Dio. Era una cosa che aspettavamo, che volevamo, ci fa molto bene”.
Il 29 dicembre scorso, Suleman Masih, cristiano di 24 anni, è stato aggredito a Kot Saadullah, Rahawali, Gujranwala, in Pakistan, e, a causa delle ferite riportate, è morto il 1° gennaio.
“E tu, Betlemme… non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te uscirà un capo, che sarà il pastore del mio popolo, Israele” (Mt 2,6). Con queste parole il vangelo di Matteo ci introduce al mistero del Natale: un Dio che si fa uomo, nascendo in povertà in una grotta, nell’ultima delle città di Giuda. Un paradosso che continua a interrogare il cuore umano, spingendolo a cercare quella luce che, contro ogni ombra, ancora splende.