“La guerra ci ha colti di sorpresa… Ha spostato le nostre famiglie e appesantito i nostri cuori. Non ci saremmo mai aspettati che le cose potessero degenerare a questo punto”.
“Parlare di emergenza educativa significa parlare del futuro”. Ne è convinto mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, che nella conferenza stampa di chiusura del Consiglio permanente, a proposito delle “notizie di violenze e morte nei contesti affettivi, deputati ad essere contesti di fiducia” ha rivelato che i vescovi italiani sono “preoccupati sia per la violenza, l’istintività, la mancanza di progetto, sia perché si tratta di giovani a cui dovremmo saper trasmettere ragioni di vita e di speranza”.
“La scelta segnala l’urgenza: lo stile della comunicazione non può prescindere dalla virtù della mitezza. In un tempo segnato da logiche conflittuali e divisive, non si può perdere l’obiettivo di fondo che rimane quello di mettere in comune, generando comunione e condivisione. Sostanzialmente andando controcorrente rispetto agli schemi oggi in voga. Mitezza, infatti, fa rima con misericordia, dolcezza, fraternità: questi non sono valori che sempre sembrano ispirare l’opinione pubblica”.
“Da sempre il Papa esprime disappunto sulla soluzione dei conflitti attraverso la forza e la violenza. Lo ha fatto fin dal primo messaggio, in cui si parla di comunicazione al servizio della cultura dell’incontro. La comunicazione deve aiutare a fare incontrare le persone e i popoli. Invece assistiamo a una comunicazione aggressiva e violenta, come sui social. Stiamo mettendo a rischio la democrazia, perdendo la capacità di dialogo”.
A Roma dal 2 al 27 ottobre Seconda sessione per l’appuntamento chiamato a indicare i passi per essere una Chiesa missionaria. Viene aperto, il 1° ottobre, da una veglia penitenziale
Unità pastorale alla Guizza Due occasioni di festa: ai Santi Angeli Custodi, per il 70° dalla fondazione, e a Santa Teresa di Gesù Bambino per stringersi intorno alla patrona
Fervono i preparativi per l’eucaristia, presieduta dal vescovo Claudio, che rientra tra le iniziative del progetto “A parlar con Giustina” per valorizzare la figura della prima martire della Chiesa di Padova – Giustina, appunto, uccisa a 16 anni, nel 304, perché si è dichiarata cristiana – le cui spoglie mortali riposano nella basilica cittadina a lei dedicata e la cui memoria è custodita dai monaci benedettini.