La comunità? Rendiamola proprio come una famiglia

La riflessione sull'identità della comunità. Si chiude il percorso in quattro puntate della Difesa. Parlano le parrocchie: Santa Giustina in Colle e le tre di Cadoneghe.

La comunità? Rendiamola proprio come una famiglia

Una riflessione profonda sull’identità della parrocchia, certo, ma fondata sulla Parola di Dio. A Santa Giustina in Colle, tra le prime comunità a discernere attorno allo strumento di consultazione La parrocchia, a colpire i membri del consiglio pastorale parrocchiale è stato proprio questo: «In ognuno dei punti che abbiamo affrontato – spiega Raffaele Meneghello, vicepresidente del cpp – è stato riportato un versetto delle Scritture. Fondare sul Vangelo questo percorso di ridefinizione del nostro vivere la fede significa lanciare fin dal primo momento un chiaro messaggio: siamo anzitutto testimoni e quindi missionari, chiamati a raccontare Gesù nel territorio in cui viviamo».

Il cammino verso la Settimana della comunità si conclude quindi raccogliendo più voci dal territorio, con lo scopo di scoprire come laici e sacerdoti impegnati nella pastorale hanno vissuto il loro approccio a questa inedita riflessione fortemente voluta dal vescovo Claudio.

«A proposito di laici e sacerdoti – riprende Raffaele – Premesso che “laici” non è un termine che mi piace, sono convinto che la separazione rigida dei ruoli sia frutto della fase storica che stiamo attraversando, e che forse sta per concludersi. Credo che possiamo puntare a una collaborazione reale, in cui la definizione dei compiti sia descritta con precisione».

Un passaggio delicato, che secondo Meneghello necessita anzitutto di formazione. «Formarsi significa rimanere al passo coi tempi anche dal punto di vista dell’Annuncio. Gli stessi Vangeli sono stati scritti qualche decina d’anni dopo la morte di Cristo, pensando proprio alla formazione delle comunità. Nella formazione, come in tutti gli altri campi della vita, serve qualità e qualità significa scrivere nero su bianco tutti i passaggi del discernimento all’interno del cpp, definire gli obiettivi e le azioni per raggiungerli. Solo così sarà poi possibile verificare il cammino della comunità».

A Santa Giustina in Colle, l’approccio con lo strumento di consultazione è stato facilitato dal fatto di aver affrontato molte delle tematiche proposte lungo i cinque anni di mandato. Non sono mancate però le sorprese: «Lo strumento certifica, nero su bianco, il cambiamento in atto nella nostra chiesa – conclude il vicepresidente – con elementi positivi, come la presenza nuova degli adulti nel cammino di iniziazione cristiana, e meno buoni, come il crollo dei matrimoni e una pastorale giovanile che di fatto da noi si ferma ai 15 anni. Attorno al cambiamento, le resistenze non mancano mai. Ma si aprono nuove opportunità. Un esempio su tutti: se la comunità è casa fra le case e famiglia di famiglie, perché non impostare proprio come in famiglia, secondo le dinamiche familiari, l’intera vita comunitaria?»

Una chiesa attenta alla storia di ogni persona

Casalserugo La riflessione sullo strumento di consultazione è stata particolarmente stimolante. Ecco com'è andata  

Finalmente un confronto su temi importanti e un testo ricco e articolato da discernere dopo attenta lettura. L’approccio della comunità di Casalserugo al cammino sull’identità della parrocchia è stato attento e scrupoloso, come sempre, ma anche aperto e stimolante.

«Leggendo lo strumento abbiamo avuto la netta sensazione di una chiesa consapevole del momento storico che stiamo attraversando – afferma Donatella Moro, vicepresidente del consiglio pastorale – Un fatto che ci conforta: abbandoniamo la logica dei grandi numeri e del “fare” per puntare su cristiani consapevoli, che conducono ogni giorno una scelta chiara dalla parte del Vangelo». Una consapevolezza che per Donatella è già visibile nelle famiglie che partecipano all’iniziazione cristiana: «Per il secondo anno abbiamo genitori e figli che completano il percorso quinquennale: certo, la vecchia tradizione si fa ancora sentire, ma c’è anche molta motivazione».

Anche a Casalserugo, la riflessione si è soffermata sul concetto di fraternità, per una parrocchia che sia aperta a tutti, «anche chi non si è mai avvicinato prima, sul modello del sinodo dei giovani». L’attenzione alla storia di ogni persona, che può arrivare alla fede per le vie più differenti (come rifugio, per esempio, o per necessità) è un «segno di speranza, l’emblema di una chiesa che si sta guardando attorno e cerca di camminare accanto ai singoli e immersa nella società, continuando naturalmente a mettere Gesù e il Vangelo prima di tutto in ogni momento».

Un’apertura che si sta manifestando, nel vicariato di Maserà, anche attraverso le collaborazioni più o meno collaudate tra parrocchie. Il mandato quinquennale che sta per chiudersi ha generato una coordinamento vitale: un testimone prezioso da passare a chi verrà eletto nell’imminente rinnovo degli organismi di comunione.

 
 

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