La giornata di domenica 10 dicembre

Qualche anno fa, un amico libico mi ha parlato del deserto. Ricordo bene il suo racconto, mi aveva descritto il deserto come un luogo e un’esperienza che coinvolgono nell’insieme l’essere umano: dai pensieri, che si espandono nel silenzio più totale, al corpo, che si fa sentire in ogni sua parte per lo stress cui è sottoposto. Il mio amico non è nato nel deserto, né è per lui un ambiente familiare, avendo vissuto la maggior parte della sua vita nella capitale. Quello che al tempo mi aveva colpito era che, nonostante ciò, lo riconoscesse come luogo proprio: per lui il deserto era lo spazio dove ritrovare la pace e una dimensione profonda di preghiera.

La giornata di domenica 10 dicembre

Qualche anno fa, un amico libico mi ha parlato del deserto. Ricordo bene il suo racconto, mi aveva descritto il deserto come un luogo e un’esperienza che coinvolgono nell’insieme l’essere umano: dai pensieri, che si espandono nel silenzio più totale, al corpo, che si fa sentire in ogni sua parte per lo stress cui è sottoposto. Il mio amico non è nato nel deserto, né è per lui un ambiente familiare, avendo vissuto la maggior parte della sua vita nella capitale. Quello che al tempo mi aveva colpito era che, nonostante ciò, lo riconoscesse come luogo proprio: per lui il deserto era lo spazio dove ritrovare la pace e una dimensione profonda di preghiera. Al tempo il suo racconto mi aveva incuriosito e, in parte, fatto sorridere di me stesso, poiché riflettendo su cosa fosse per me “il deserto” il pensiero mi rimandò subito alle esperienze dei campiscuola; momenti vissuti in luoghi verdeggianti e floridi, ben diversi da quelli del deserto libico di cui si stava parlando. Deserto, nella mia esperienza, è porsi in una condizione di silenzio e solitudine, in atteggiamento di ascolto, spesso utilizzando qualche testo come guida. Una condizione che, anche nel mio caso, coinvolgeva tutto me stesso, costringendo il corpo a rallentare e ponendomi in ascolto dei pensieri più profondi. Un momento tanto difficile, nei primi istanti, quanto prezioso, poiché mi dava la possibilità di ascoltare e di dialogare in maniera diversa con Dio. Oggi, come adulto, mi trovo immerso in una quotidianità fatta di esperienze e cose che riempiono il mio tempo e impiegano le mie energie, spesso oltre il loro reale valore, lasciandomi a volte una sensazione di vuoto, che si fa aridità; ma il deserto, sia nell’esperienza del mio amico che nella mia, è invece uno spazio e un tempo di vuoto non arido, un vuoto libero da inutili ostacoli, un luogo in cui Dio mi chiede di accoglierlo, piuttosto che cercarlo. In questa domenica, nel pieno dell’attesa della nascita del figlio di Dio che si fa uomo, vorrei concedermi una piccola sosta nel deserto; un tempo e uno spazio sgombri da altro, per riflettere su come far sì che questo Natale non sia solamente un ascolto limitato della Parola, ma diventi contemplazione viva del Verbo che si è fatto carne.

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