Lezione... da malfattori

Molto spesso cadiamo nella tentazione di sentirci tranquilli e arrivati. Invece il tempo può risultare breve per ricavarne un vantaggio a nostro favore. Servirebbe un po’ più di astuzia.

Lezione... da malfattori

Mio marito ama i film d’azione e ha una passione incredibile per quelli in cui un gruppo di ladri ordisce un colpo sensazionale, come derubare un caveau di una banca o un diamante rarissimo da una mostra.
Segue con interesse tutte le trame ordite per arrivare alla meta. Si appassiona per l’ingegno usato: noto che nella sua mente verifica passo per passo se quanto compiono sia davvero fattibile.
Mi dice che teme di avere una mente criminale, visto la partecipazione che ci mette nel guardare questi film. Di solito capisco metà di quello che avviene in queste pellicole: tutte le note tecniche mi sfuggono e ogni tanto mi arrischio a chiedere delucidazioni per comprendere un po’ di più (con grande pazienza del consorte!). Ma sono colpita dalle affermazioni del mio coniuge quando succede qualche intoppo: «Qui sarei morto di paura; non avrei saputo come venirne fuori; mi colpiscono questi uomini che non si perdono mai d’animo in questi frangenti». Alla fine, in questi film, i malfattori paiono quasi degli eroi per l’ardire delle loro scelte.

Anche Gesù Cristo deve essersi appassionato a queste “cose da uomini” se ha raccontato una parabola che prende spunto proprio da un furto ben organizzato
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”» (Lc 16,1 ss).
L’esempio è quello di una persona con una faccia tosta incredibile, che non si perde d’animo e visto l’imminente licenziamento, modifica le cambiali dei debitori del padrone, praticando uno sconto eccezionale, così da avere poi delle persone che gli siano grate e lo aiutino in caso di bisogno.
A quel tempo il tasso di interesse di un debito contratto non veniva segnato a parte, ma incluso nel debito stesso: probabilmente l’amministratore va a toccare questo importo. Insomma: si fa amici con i soldi altrui, fa lo splendido con i soldi del padrone, ruba in maniera subdola. È un furbacchione, degno della trama di un film, eppure viene additato da Cristo come esempio.

Con un effetto a sorpresa, Gesù loda l’amministratore
Egli non si pone sul piano della moralità dell’atto compiuto (che è chiaramente qualificato come ingiusto!), ma vuole sottolineare l’accortezza di quest’uomo che mentre è ancora amministratore, mentre è ancora in tempo, dispone in maniera diversa di quanto gli è affidato. Utilizza il poco tempo che gli rimane per trarne un vantaggio.
In questo egli è un modello per i credenti: sa tirarsi fuori da una brutta situazione, sa reagire e mettere a profitto il poco tempo per assicurarsi un futuro dignitoso.

Gesù vuole dirci che anche noi siamo in quelle condizioni: abbiamo poco tempo per convertirci e girare a nostro favore le sorti della vita. Il Regno di Dio è vicino, i discepoli devono darsi una mossa, capire l’importanza del tempo che rimane e mettere tutto in gioco per la salvezza.

Gesù vuole scuotere la nostra indifferenza e la nostra tranquillità perché non ci sentiamo né arrivati né seduti. Come diceva Julien Green: «Finché si è inquieti si può stare tranquilli!».

Gesù ovviamente non ci invita a comportamenti moralmente discutibili, ma precisa: «I figli di questo mondo, verso i loro pari, sono più scaltri dei figli della luce».
Ci sprona a imparare la furbizia dai malfattori che sanno essere geniali per i loro scopi e trovare mille soluzioni per i loro ideali; insomma è come guardare un film d’azione imparando l’arte della scaltrezza per applicarla alla fede e alla carità, senza paura.

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