Gli invisibili

Lo scrittore Antoine de Saint-Exupéry, nel racconto Il Piccolo principe, fa questa famosa affermazione: «non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi».
L’ho sempre considerata in senso spirituale, pensando alla sensibilità interiore di cogliere il significato profondo delle cose e della vita. Credo che l’espressione possa valere anche in riferimento alle persone, a quelle che sono spesso definite “invisibili”. 

Gli invisibili

Da Torino a Milano, passando per Roma, Gorizia, Como e per città di frontiera come Bolzano e Ventimiglia, sono circa 10 mila le persone escluse dall’accoglienza, in prevalenza richiedenti asilo o titolari di protezione umanitaria.
È quanto emerge dal rapporto “Fuori campo” di Medici Senza Frontiere, che traccia una mappa dei migranti esclusi dal sistema di accoglienza nel 2016 e nel 2017 presenti in una cinquantina di insediamenti informali sparsi in 12 regioni italiane. Oltre la metà di queste persone vive in luoghi dove non c’è un punto d’acqua potabile né energia elettrica. Sono persone che si scaldano con quello che trovano e che hanno un enorme problema di accesso alle cure. Magari sono persone che hanno un lavoro, nei bar, nei mercati o nei ristoranti delle nostre città, ma che poi sono costrette a vivere in quelle condizioni perché non hanno un’abitazione.

Poi ci sono i “ragazzi fantasma”, i minori migranti scomparsi, svaniti dai centri d’accoglienza che rischiano di finire nella morsa della criminalità.
Molti sarebbero fuggiti in altri Paesi europei. La lungaggine nella nomina del tutore, i bassi numeri dei rimpatri e i ritardi nella richiesta di ricongiungimento con i familiari inducono i minori a sparire. Tra queste persone “non viste, non considerate” ci mettiamo anche coloro che vivono sui marciapiedi (homeless), sotto i cavalcavia, nei casolari abbandonati, le schiave del sesso che abitano il buio della notte, perfino le persone autistiche che dopo il compimento dei 18 anni non sono più aiutate dallo Stato.

Sono alcune delle persone invisibili perché non le vediamo: o forse facciamo finta di non vederle.
Ci voltiamo da un’altra parte o abbassiamo la testa. Scrive p. Ermes Ronchi nel volume L’infinita pazienza di ricominciare:

«La velocità produce cecità, e la cecità produce durezza di cuore. La cecità e la velocità creano gli invisibili, i tanti invisibili delle nostre città, quelli a cui passiamo accanto e che neppure vediamo. Lo sguardo spento produce buio, e poi innesca un’operazione ancor più devastante: rischia di trasformare gli invisibili in colpevoli, di trasformare le vittime in colpevoli e in causa di problemi. Così accade se non vedi, non ti fermi, non tocchi. Le persone sono declassate a problema, anziché diventare fessure di infinito» (p. 34).

Quanto è essenziale attivare il cuore per accorgerci delle persone, importanti in quanto persone.
Non bastano gli occhi che spesso vedono, ma non guardano, osservano, ma non considerano...
Una madre sa riconoscere il proprio figlio tra mille. Sa cogliere ciò che gli passa nell’animo anche solo dallo sguardo. Nulla rimane invisibile ai suoi occhi perché ama. Solo l’amore può trasformare gli scarti dell’umanità in persone e renderli fratelli e sorelle ai nostri occhi.
Maria, che in questo mese di maggio contempliamo donna del silenzio e dell’ascolto, ci insegna ad aprire gli occhi del cuore come ha fatto con Elisabetta, a Cana, sotto la croce.

È quanto continuano a fare tante mamme, presenza discreta, ma insostituibile nelle famiglie e nella società. Maggio è anche il loro mese e ad esse va il pensiero e una grande riconoscenza.

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