Sostanzialmente...

È importante vigilare sulle amicizie che coltiviamo,
sui luoghi che frequentiamo, sui discorsi che facciamo
con gli altri, perché tutto costruisce la nostra persona...

Sostanzialmente...

Vi confesso che certe espressioni mi danno un fastidio terribile.
Non parlo degli errori grammaticali, come la scomparsa del congiuntivo, e nemmeno dell’orrore del “piuttosto che” usato in luogo di “oppure” di cui ho già scritto. Parlo di modi corretti di parlare che però non mi piacciono. Insomma, è proprio un problema di gusto.

Io non sopporto la parola “sostanzialmente” oppure “in sostanza”.
Sarà perché mi evoca piuttosto un eloquio filosofico che un chiarimento oppure perché non mi piace il suono, non so bene perché, ma quando, durante un discorso, sento qualcuno che per spiegare qualcosa dice: «Sostanzialmente si tratta di...», mi viene da sbuffare interiormente.
Ora è successo invece che l’altro giorno, mentre parlavo con un amico, mi sono lasciata sfuggire proprio questa parola. Mi è uscita di bocca per virtù propria, così come se fosse parte del mio lessico. E mentre mi sentivo pronunciare “sostanzialmente” e inesorabilmente quella parola usciva dalla mia bocca, provavo fastidio, ma... ormai l’avevo detta.
«Oh mamma! Come è potuto accadere che proprio ciò che non mi piace sia diventato parte di me?» mi sono chiesta.
Ho cercato il motivo: l’uso che ne sento fare attorno a me in maniera massiccia l’ha fatto entrare nel mio patrimonio linguistico, senza che me ne accorgessi. Così come avviene per l’inflessione, anche le parole le respiri nel contesto in cui vivi, poi germogliano nella tua mente, prendono vita e riaffiorano nei discorsi.
Anche l’antipatica “sostanzialmente” ha avuto questo percorso.

Capita così nei bambini che usano i vocaboli che sentono.
Sarebbe interessante domandare a Maria Chiara Bregolin, che parla della sua famiglia in questo giornale, delle sorprese che i figli le riserbano con espressioni che lei e il marito non hanno mai usato, ma che essi hanno sentito e ripetono (e queste di solito sono le parolacce che conservano una seduzione speciale nei piccoli, forse perché vi avvertono tutto il fascino del proibito). Insomma, uno si esprime come sente parlare attorno a sé.

Questo avviene anche per la vita spirituale: gli ambienti che frequentiamo costruiscono e contaminano il nostro modo di pensare, di agire, di parlare. Per questo è importante vigilare sulle relazioni che costellano la nostra vita, sulle amicizie che coltiviamo, sui luoghi che frequentiamo, sui discorsi che facciamo con gli altri, perché tutto costruisce la nostra persona. 

Questo è fondamentale per i bambini e i giovani che sono nella fase della crescita, ma anche gli adulti non devono mai smettere di chiedersi se gli amici che hanno attorno a sé fanno davvero bene alla loro vita.

Noi non scegliamo la famiglia in cui nasciamo, nemmeno il luogo e il tempo della nostra vita. Forse abbiamo la possibilità di scegliere il lavoro, se siamo fortunati; una cosa sola è davvero lasciata alla nostra libertà: la scelta delle persone che vogliamo vicine a noi, dei nostri amici.
Dobbiamo scegliere quegli amici che ci fanno crescere, che alimentano il bene in noi, che ci portano su discorsi alti, non lasciarci trascinare dalle varie conoscenze senza vigilare su di esse, sui loro valori, sui loro discorsi, sul loro stile di vita.
Dobbiamo custodire quegli amici che ci portino su strane buone e virtuose, e non su sentieri che non approviamo, altrimenti ci troveremo a giacere tranquillamente là dove avevamo timore di cadere.

Insomma, se non stiamo attenti, corriamo sempre il rischio di fare quello che non appartiene ai nostri valori, di parlare in modo difforme al nostro stile, di dire: “sostanzialmente”, anche se proprio non abbiamo mai sopportato questo termine.

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