Toniolo ricerca di novembre. Laudato si': «Tutto è connesso, tutto è relazione»

La Laudato si' come un appello a tutto il mondo a mettersi in dialogo, a coltivare spazi di silenzio e contemplazione per cogliere la bellezza e insieme il grido, a tratti disperato, della terra, la casa comune. Con questa lettura della presentazione dell'ultima enciclica di papa Francesco da parte del gesuita Giacomo Costa, direttore di Aggiornamenti sociali, si apre il "numero zero" del nuovo corso di Tonolo ricerca, che da oggi tornerà on line ogni 7 sel mese.   

Toniolo ricerca di novembre. Laudato si': «Tutto è connesso, tutto è relazione»

L’ecologia integrale come «architrave», la persona di san Francesco d’Assisi come «paradigma», e il pressante invito a un «dialogo onesto», aperto, perché nessuno ha la verità in tasca: per quanto riguarda la salute della «casa comune» non esistono soluzioni precostituite, è necessario che tutti si mettano insieme per individuare nuove vie.

Sono questi in estrema sintesi i caratteri principali dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco secondo il punto di vista del gesuita Giacomo Costa. Una visione che aveva già espresso nell’editoriale, scritto a quattro mani con Paolo Foglizzo, su Aggiornamenti sociali, la rivista che dirige, e che lo scorso 27 settembre ha messo a confronto con i partecipanti al convegno “Laudato si’. Un’enciclica per la cura della casa comune” organizzato dalla Fondazione Lanza e dalla pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Padova.

papa Francesco

L’appello universale

Ecologia integrale dunque come «nucleo che regge l’insieme e fornisce questo nuovo paradigma», ma non si tratta di un modello compiuto. Al contrario, papa Francesco intende questa intuizione – e tutta la sua enciclica – come una «possibilità di porsi delle domande, cercare delle soluzioni, identificare delle strade», inteso come un campo nel quale ci si può muovere e apre delle nuove soluzioni».

Ed è proprio in questo senso che va letta una caratteristica del documento che Bergoglio esplicita specialmente nell’appello che chiude l’introduzione: «In quel “unti dalla stessa preoccupazione” è presente anzitutto il riconoscimento per tutto quanto è stato fatto insieme da scienziati, filosofi, teologi, organizzazioni sociali, tutti hanno dato un contributo e con queste persone e realtà la chiesa entra in dialogo. La chiesa cosi raccoglie da persone di fede e non e si rivolge a credenti e non credenti». Ma non solo, Laudato si’ è anche una convocazione universale richiama il mondo intero su un tema che tocca tutta l’umanità con un approccio sempre profondamente costruttivo. «Si spiegano così le reazioni anche molto importanti che sono arrivate anche – forse soprattutto – da fuori la chiesa – aggiunge il gesuita – L’enciclica è un invito urgente a confrontarci, a uscire dal torpore che ci abita, la rassegnazione comoda, la fiducia cieca nelle soluzioni tecniche, trasmettendo la fiducia che può scaturire dal fatto di metterci tutti insieme senza pensare ognuno di avere la soluzione in tasca.

Ma l’encliclica non è solamente “green

L’ecologia integrale di papa Bergoglio non si riduce all’eccezione verde del termine. Parlare di un papa ambientalista significa depotenziare di molto il messaggio di questa enciclica. Lo sguardo del papa è «sistemico, mette in evidenza le relazioni tra le parti e il tutto che non è nemmeno riducibile alle parti. Tutto è connesso, tutto è relazione è dunque la base del ragionamento di Francesco che interpreta il mondo come un ecosistema: non si più agire su una parte senza che le altre ne risentano. In questo senso occorre tenere uniti dei fenomeni spesso mantenuti separati: se si agisce sull’ambiente inevitabilmente questo avrà una conseguenza sulle vite delle persone. Ambiente e aspetti sociali sono dunque interconnessi in modo inscindibile».

Ambiente e società è solo la prima delle integrazioni proposte dal papa nella Laudato si’. Determinante agli occhi del pontefice risulta anche l’integrazione tra le grandi questioni ambientali (le desertificazioni, l’accesso all’acqua, gli ogm) e le piccole azioni quotidiane. Veniamo da epoche di grandi visioni sull’ecosistema terra, che poi hanno lasciato il posto a quella localistica del “piccolo è bello”. Ora papa Francesco rimette in movimento tutte queste risorse intellettuali sopite e cerca di ridare fiducia anche a chi l’aveva persa, a non pensare né solo in piccolo né solo in grande. «Esiste un legame tra piccoli gesti quotidiani – come lavarsi sprecando poca acqua, spegnere la luce, ecc, di cui l’enciclica riporta l’elenco – che poco a poco produce una cultura che va contro quella cultura dello scarto così tante volte condannata dal papa e che produrrà un rispetto dell’altro che dalla quotidianità spicciola comincerà a manifestarsi anche nella propria professione, nell’impegno politico, nel voto, nell’acquisto consapevole». Il papa dunque si oppone a ogni forma di riduzionismo: sia a chi crede alle sole risposte tecniche o burocratiche e pensa che tutto sia in funzione dell’uomo, in un nuovo antropocentrismo, ma anche a chi crede in un ecologismo che riduce il ruolo dell’uomo.

E la serie delle integrazioni attorno all’ecologia che il papa individua si compie con il riferimento a discipline diverse, professionalità diverse e, infine, chiama dimensioni diverse della persone a integrarsi. «Per papa Francesco – riprende padre Costa – è fondamentale integrare approccio scientifico con uno sguardo contemplativo capace di cogliere la realtà come un mistero che non si può dominare. Evoca quell’affetto nel guardare il mondo che è tipico di san Francesco. Affetto per ogni creatura che si radica in spazi di gratuità senza i quali ogni intervento politico, tecnico ed economico rischia di perdere ogni effetto».

Se il paradigma è una persona…

Rallegrarsi per la bellezza della terra, sorella e madre, e allo stesso tempo udire il grido – a tratti disperato – della terra e dei poveri, il vedere come la terra sia abusata, saccheggiata e con lei anche le persone. La bellezza, anche se attraversata da questo grido di devastazione e oppressione, viene comunque per prima. Ci si dimentica che noi stessi siamo terra e andiamo contro quello che ci costituisce.

Sono questi passaggi dell’introduzione al documento a indicare in san Francesco d’Assisi il paradigma chi apre oggi. «San Francesco aiuta in maniera sintetica a visualizzare la proposta stessa del documento. È modello dell’ecologia integrale che fa vedere attraverso la sua vita il modo di guardare al mondo: contemplativo ma non romantico. Un approccio che ci lavora in profondità e ci apre alla possibilità di farci attraversare dalla bellezza di ogni creatura. Una risorsa fondamentale per affrontare la situazione che stiamo vivendo – riflette padre Costa – Si tratta di un santo che non appartiene solo alla chiesa cattolica ma apprezzato da altri cristiani e da altre creature, e il legame con Assisi ricorda gli incontri interreligiosi voluti da Giovanni Paolo II».

p Giacomo Costa

Lo sguardo puntato sui più deboli

Ci sono cinque grandi attenzioni, messe a fuoco dl direttore di Aggiornamenti sociali, che attraversato tutto il documento. Anzitutto «il valore proprio di ogni creatura e la convinzione che tutto nel mondo vive in connessione. Questo – spiega Costa – apre un modo diverso di intendere la giustizia, non solo all’interno della famiglia umana, ma in relazione a tutte le creature». Di conseguenza, se tutto è connesso, occorre ancor più prestare attenzione alla relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta, a quanto si fa per i più deboli, sia dell’ambiente sia della società. La crisi è una secondo il papa, ed è socio-ambientale. Lungo tutto il testo emerge poi la critica alla diffusione sproporzionata delle nuove tecnologie e al potere che ne deriva. Ma dalla condanna alla tecnocrazia e alla finanza deriva anche la critica alla politica internazionale e locale, «a cui papa Francesco rivolge parole dure». E legata al consumismo, figlio della tecnocrazia, emerge qua e la anche quella cultura dello scarto, tanto cara al papa, che dal nostro frigorifero, gettando per esempio gli avanzi della cena, si fa strada e passa agli oggetti del vivere quotidiano fino a raggiungere le persone, e in particolare gli esclusi: anziani, disabili, rom, rifugiati, finiscono per diventare solamente persone da mettere da parte. Infine il papa propone modi nuovi di intendere l’economia – contro la tecnocrazia –, la necessità di dibattiti e confronti onesti e sinceri – contro la politica malata dei nostri tempi – e la proposta di un nuovo stile di vita – contro la cultura dello scarto.

Il dialogo e la contemplazione

 
Sono i due atteggiamenti di fondo necessari per iniziare a ricercare strade condivise per l’ecologia integrale.

È anzitutto sul dialogo che siamo chiamati a crescere: «Le risposte non ci sono, dice il papa – aggiunge padre Costa – Dobbiamo collaborare tenendo conto che le nostre competenze sono limitate. Serve educazione tanto nella chiesa quanto fuori al dialogo. E soprattutto in questo dialogo ci deve essere il posto per chi di solito non viene ascoltato: se non partecipano tutti, specie i poveri e le vittime, non si va avanti. Anzi le risorse e la creatività facilmente vengono da chi si pensa non essere utile e si mette da parte».

E poi sono necessari spazi di silenzio e contemplazione, specialmente laici. «Se non ascoltiamo quello che stiamo vivendo, se non ci lasciamo colpire profondamente dalla situazione di grande bellezza e devastazione insieme, se non prendiamo il tempo per lasciarci provocare dalle sfide ed essere portati a una creatività non progrediremo». E questo vale tanto più per i credenti, chiamati ad andare in profondità nella contemplazione, nel riposo e nella lode: si tratta di fare spazio a una dimensione di gratuità che ci porta ad amare e rispettare ogni creatura: «Ci porta ad amare e accettare il vento, il sole e le nubi benché non si sotto mettano al nostro controllo», scrive il papa, e ci porta ad amare anche i nostri nemici.
«L’eucaristia della domenica è cuore di questo motore – conclude il gesuita – questa luce messa sull’intera settimana, sul nostro modo di agire, di lavorare ed essere genitori. Lasciamo che la fede agisca nella vita veramente: questo ci permette di fare nostra la cultura della natura e dei poveri».

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Parole chiave: Laudato si' (9), Costa (8), presentazione (4)
Toniolo ricerca di novembre. Laudato si': «Tutto è connesso, tutto è relazione»
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