Idee
Bambini e giovani occupano un posto tutto particolare in Magnifica Humanitas, l’enciclica di Papa Leone sulla tutela della persona umana e sulla giustizia al tempo dell’intelligenza artificiale.
Essi sono “un tesoro prezioso affidato alla nostra cura” (MH 142).
Questa cura, questo starci a cuore delle giovani generazioni, chiede una riflessione nuova, obbligata dalle nuove situazioni poste da questo tempo segnato dalla trasformazione digitale.
Papa Leone segnala almeno tre situazioni particolarmente negative e bisognose di attenzione: i bambini sfruttati nelle miniere dei minerali necessari per costruire le infrastrutture digitali (cf. MH 173); la guerra, diventata ormai una condizione normale per molti bambini e ragazzi (cf. MH 196); i rischi specifici connessi alla rete (solitudine, cyberbullismo, pornografia, adescamenti, perdita del sonno, …) (cf. MH 141).
Davanti a questi scenari il Papa individua cinque azioni necessarie: protezione (da usi e abusi malevoli), educazione (a un buon uso di queste tecnologie), accompagnamento (dei più piccoli che non devono essere lasciati soli), inclusione (anche delle famiglie e dei ragazzi con meno risorse e possibilità) e digiuno.
Merita una parola in più quest’ultima azione, inserendosi in un dibattito molto acceso sull’opportunità di inserire divieti rigidi sull’uso dei social media e degli smartphone. Scrive il Papa:
Dobbiamo educarci a digiunare dall’IA e proteggere i nostri giovani dalla promessa della macchina perfetta, da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario. (MH 140)
È evidente a tutti che una qualche regola più stringente vada adottata. È però importante che essa sia sempre associata a un’educazione positiva e propositiva. Qui il testo del Papa diventa particolarmente interessante perché evidenzia il vero rischio su cui lavorare: l’illusione di una macchina perfetta che riduca il pensiero e (al n. 100) renda meno interessanti le relazioni interpersonali. La vera sfida non è ridurre il tempo sui cellulari bensì educare i ragazzi e i giovani a pensare e a stare insieme agli altri, con tutta la bellezza e le fatiche che queste pratiche squisitamente umane offrono e richiedono.
Queste azioni sono affidate a quattro soggetti chiamati a lavorare insieme:
La Dottrina sociale della Chiesa invita famiglie, scuole, comunità cristiane e istituzioni pubbliche a un’alleanza educativa rinnovata. Essa diventa concreta quando i principi fondamentali si traducono in mete educative: educare alla sobrietà e al senso del limite; educare al riconoscimento del diritto dell’altro e di chi verrà dopo di noi a godere dei beni che ci sono donati, o che l’ingegno umano rende disponibili; educare alla libertà e alla responsabilità; educare al senso della trascendenza e al bene comune. (MH 147)
In realtà c’è un quinto soggetto appena accennato nell’enciclica e ancor meno visibile nel dibattito attuale: i giovani stessi. Scrive il Papa al n 142:
Allo stesso tempo, occorre educare i bambini, i ragazzi e i giovani perché imparino a riconoscere le manipolazioni, a difendere la propria dignità e a rispettare quella degli altri anche negli ambienti digitali.
Una società, una famiglia o una chiesa che educa i giovani non si sostituisce a loro, non pensa né decide al loro posto, ma offre a bambini e giovani gli strumenti per affrontare il futuro come donne e uomini magnifici in questo mondo digitale.
È la via di Neemia che caratterizza questa enciclica e che include (al n. 8) i giovani tra i soggetti attivi chiamati a ricostruire la città.
Partecipo a decine di incontri che parlano dei giovani e quasi mai i giovani parlano; tuttalpiù siedono silenti tra il pubblico. Il protagonismo giovanile è una risorsa preziosa che non possiamo ignorare o sprecare.