Fatti
L’idea è buona e nemmeno troppo costosa: un libretto previdenziale da regalare ad ogni neonato, riempito da mille euro gentilmente offerti dallo Stato italiano. Visto che ormai i neonati sono più rari dai fiori di rododendro alpino, si tratterebbe di una spesa di poco più di 350 milioni di euro all’anno, fatalmente in discesa visto che la denatalità non molla un solo attimo la presa.
Questa “gamba” previdenziale potrebbe poi essere saggiamente incrementata dai familiari del bimbo, tenendo conto che i versamenti previdenziali sono deducibili dal reddito fino a 5.300 euro annui, il che significa un notevolissimo risparmio fiscale che può arrivare al 43% della somma versata: insomma su mille euro, 430 se li prende in carico di nuovo lo Stato.
Nulla vieta poi che questa forma di previdenza integrativa venga ulteriormente implementata dal soggetto beneficiario in questione, una volta diventato un percettore di redditi. Tutti soldi che serviranno come il pane una volta giunta l’età della pensione, che in futuro sarà ben oltre i 70 anni d’età. Le somme depositate e investite nel lungo periodo garantirebbero una rendita significativa da affiancare alla sempre più magra pensione obbligatoria.
Per ora siamo alla proposta lanciata dalla ministra del Lavoro, Elvira Calderone, vedremo se sarà accolta nella ormai imminente legge di bilancio. Sarebbe un segnale (indiretto) di attenzione alle nascite, di cui tutti parlano e sparlano, salvo poi canticchiare la Don Raffaè di Fabrizio de Andrè: “e lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”.
Non è un caso che questa proposta nasca in parallelo con un’altra: consentire anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, di andare in pensione anticipata a 64 anni, ma con tutto il montante previdenziale calcolato con il penalizzante sistema contributivo. Comunque allo Stato la regalìa costerebbe 1,5 miliardi di euro, ancora una volta gettato sul tavolo delle pensioni e non della demografia. Sempre dimenticando che o nascono più bambini o creiamo dei robot in grado di produrre quella ricchezza che consentirà di pagare le pensioni ad un popolo – quello italiano – in cui nel 2050 uno su tre avrà più di 65 anni.
Fa ridere, ma attualmente l’alternativa più probabile è quella dei robot.