Storie
Per Sarmeola di Rubano il 2026 porta con sé una ricorrenza straordinaria: i mille anni esatti dalla datazione del primo documento che ne attesta l’esistenza. Si tratta di una pergamena in latino medievale che cita il villaggio di “Sarmedaula”, tenuto a riservare la decima parte del raccolto (le “decime”, appunto) al monastero padovano femminile di San Pietro appena istituito. Di questo testo, conservato nell’Archivio di Stato di Padova, parlerà Beniamino Bettio martedì 28 aprile nella biblioteca comunale di viale Po, dalle 20.45. Ex insegnante di matematica e scienze in pensione, ma da sempre appassionato di storia locale, ha organizzato l’incontro del 28 con l’associazione Storia e vita di cui è vicepresidente. Il tutto per una serata che sarà un vero e proprio viaggio nel passato di Sarmeola.
«È il 27 febbraio 1026 e il vescovo di Padova di allora, Orso, dota il monastero della decima di “Sarmedaula” – racconta Beniamino Bettio – Il contesto è quello della rinascita del contado padovano, quasi contestuale alla rinascita urbana successiva all’anno Mille un po’ in tutta l’Europa occidentale. L’insediamento è però ben più antico, già in epoca romana si citava una villa rustica in questa zona. Il toponimo, tuttavia, prende il nome dai Sarmati: si trattava di un popolo (o di una federazione di tribù diverse unite sotto la stessa egida) che tra le steppe dell’Europa sudorientale e le sponde del Danubio diede parecchi grattacapi all’Impero di Roma; successivamente gli imperatori capirono che era più proficuo portarli dentro i propri confini come alleati che averli come nemici. Non è un caso che esistano (o siano esistite) altre località nel Veneto e nel resto del Nord Italia con un nome simile».
All’appuntamento del 28 aprile verrà comunque coperto un arco di tempo più ampio della storia di Sarmeola, attraverso una vera e propria “galoppata” nei secoli – come l’ha definita Bettio – grazie ai bollettini parrocchiali.
«Va menzionato il condottiero Paolo da Sarmeola, che nel 1214 riuscì a placare gli animi tra padovani e veneziani durante un torneo a Treviso: i primi avevano lacerato un gonfalone ai secondi, la questione rischió di degenerare in una rissa e in un successivo incidente diplomatico; ma Paolo intervenne quasi subito con coraggio e autorevolezza ed evitò il peggio». In seguito, la storia “maggiore” toccò il villaggio con i saccheggi di Ezzelino da Romano nel 1256. E, ancora, con la guerra tra la rispettive signorie di Padova e Verona alla fine del secolo successivo, quando le truppe veronesi si accamparono nell’attuale territorio comunale. «Era il 1386, gli Scaligeri erano giunti alle porte della città – continua – Dopo una cruenta battaglia preceduta da violenze verso gli abitanti, i Carraresi patavini riuscirono a respingerli».
Poi arrivò il dominio della Serenissima con il relativo periodo di stabilità, seppure non siano mancate tragiche invasioni dall’esterno. «Nel 1509 si formò la Lega di Cambrai con l’obiettivo di distruggere Venezia. Ma la città e la sua civiltà nell’entroterra sopravvissero, dopo quattro anni sventurati». Perlomeno fino a un ulteriore periodo di conflitti e occupazioni militari, quello napoleonico, che decretò la fine della Serenissima ma che portò l’accorpamento di Sarmeola nel 1810 nell’appena istituito Comune di Rubano. In questo scorcio plurisecolare, vennero edificate le ville più significative del territorio: Borromeo, Agostini-Novello, Contarini-Rebecca, Villa Vanna e la Frascà (che non c’è più). Allo stesso modo, non mancarono anni difficili per carestie e calamità naturali, soprattutto alluvioni.
Quindi il Novecento, quando Sarmeola era già inglobata (come il resto del Veneto) nel Regno d’Italia, e aveva visto l’istituzione delle sue prime scuole pubbliche: in questo frangente, interventi su edifici chiave come la chiesa parrocchiale portarono a vere e proprie trasformazioni urbanistiche. «Tra il 1902 e il 1905 venne ingrandita e orientata nord-sud da est-ovest che era, influenzando lo sviluppo urbano del centro». Chiesa parrocchiale che sarebbe stata abbattuta nel 1971 per far posto all’attuale iniziata a costruire due anni prima, più proporzionata a una popolazione in crescita.

Con quasi novemila abitanti e molti servizi, Sarmeola è la principale frazione di Rubano (le altre sono Bosco di Rubano e Villaguattera). Lo sviluppo urbano e commerciale incardinato lungo la SR11, soprattutto negli ultimi decenni, l’hanno resa di fatto una propaggine del capoluogo patavino. Devota a san Fidenzio, con la nuova chiesa costruita a partire dal 1969 al posto di una più antica poi abbattuta, è nota anche per la presenza dell’Opera della Provvidenza
di Sant’Antonio (Opsa), che accoglie persone con disabilità.
La sua prima citazione ufficiale è avvenuta in una pergamena datata 1026, che porta quest’anno alla ricorrenza millenaria. L’origine, comunque, è ben più antica, se si pensa che il nome si riferisce probabilmente all’antico popolo dei Sarmati con il significato di “piccola Sarmazia”. Dettagli e curiosità che sono emersi nello studio della storia locale, assieme a quelli delle epoche successive.

Martedì 28 aprile, alle 20.45 nella biblioteca comunale di Rubano (viale Po 16), si parlerà di “Sarmeola 1000, dalla pergamena del 1026 ai giorni nostri” con l’esperto di storia locale Beniamino Bettio dell’associazione culturale Storia e vita. Lo stesso Bettio accompagnerà, domenica 10 maggio, un camminata nei “luoghi della storia” della millenaria Sarmeola (partenza alle 10 dal parcheggio della biblioteca).