Gianni Borsa

Gianni Borsa

Patto Ue migrazione e asilo: mons. Perego (Migrantes), “fallimento della solidarietà europea”

“Il Patto europeo sui migranti richiedenti asilo e rifugiati, approvato oggi al Parlamento europeo a Bruxelles, avrebbe dovuto modificare le regole di Dublino, favorire la protezione internazionale in Europa di persone in fuga da disastri ambientali, guerre, vittime di tratta e di sfruttamento, persone schiacciate dalla miseria, con un impegno solidale di tutti i Paesi membri dell’Unione europea nell’accoglienza, il ritorno alla protezione temporanea come si era visto con gli 8 milioni di migranti in fuga dall’Ucraina, un monitoraggio condiviso tra società civili e Istituzioni del mar Mediterraneo per salvare vite nel Mediterraneo. Invece l’Europa – mentre continuano le tragedie nel Mediterraneo – a maggioranza di voti si chiude in se stessa, trascura i drammi dei migranti in fuga, sostituisce la vera accoglienza con un pagamento in denaro”. 

Aborto: Bassi (Fafce), “non esiste un diritto a togliere la vita. Le donne usate come pedine elettorali”

Dopo il voto con il quale il Parlamento europeo ha chiesto che il cosiddetto "diritto all'aborto" sia inserito nella Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, Vincenzo Bassi, presidente Fafce, commenta al Sir una "scelta ideologica" indirizzata alla prossima campagna elettorale. La risoluzione approvata a Bruxelles non ha valore giuridico ma politico. Del resto per modificare la Carta il Consiglio dell’Unione europea dovrebbe riaprire i trattati e approvare la modifica all’unanimità. Una strada tutta in salita

Caso Ilaria Salis: i ceppi non sono civiltà

Papa Francesco ieri ha lavato i piedi alle detenute del carcere romano di Rebibbia. Un gesto che ci ha permesso di ri-vivere il Giovedì Santo della misericordia e dell’umanità. Un messaggio evangelico. Nello stesso giorno, Ilaria Salis, anche lei detenuta (accusata a Budapest di aver aggredito 13 mesi fa due estremisti neofascisti), entrava in un’aula di tribunale con le catene alle mani e i ceppi ai piedi, trascinata al guinzaglio e guardata a vista da agenti incappucciati e armati fino ai denti

Guerra e armi in cima all’agenda Ue. E le altre “priorità”?

Il conflitto scatenato da Putin impegna l'Unione europea accanto a Kiev e alla popolazione ucraina. I Ventisette entrano però in un preoccupante "clima bellico", che prevede tra l'altro il sostegno all'industria degli armamenti. Che fine hanno fatto gli altri temi-chiave sui quali fino a ieri si concentravano le attenzioni dei leader e le politiche nazionali e comunitarie? Demografia, diritti, clima, migrazioni, economia, welfare sembrano passare in secondo piano

Bruxelles: consiglio di guerra? Non rassegnarsi alle armi

I 27 capi di Stato e di governo Ue si sono dati appuntamento nei giorni 21 e 22 marzo per un summit prioritariamente centrato sul conflitto in Ucraina e la risposta all’aggressione russa. Parole d’ordine: armamenti a Kiev e preparare la difesa europea. Charles Michel: "mettere l’economia Ue sul piede di guerra"