I due ex premier italiani hanno lavorato, rispettivamente, a dossier su mercato unico e competitività. Proposte concrete che richiedono una maggiore convergenza politica ed economica dei Paesi membri: con la speranza che "non finiscano in un cassetto"
Due recenti voti del Parlamento europeo - sul Patto migrazione e asilo e sul "diritto all'aborto" - suscitano forti perplessità. La politica in sede Ue (ma la domanda vale anche per quella italiana) è davvero attenta al valore supremo dell'esistenza umana?
Il Parlamento europeo è alle ultime battute: la prossima settimana (22- 25 aprile) si svolgerà l’ultima sessione plenaria prima dell’avvio della campagna elettorale per il voto del 6-9 giugno.
Si scaldano i motori per il rinnovo dell'Europarlamento. La campagna elettorale si sta avviando nei 27 Paesi aderenti, benché i temi affrontati da leader e partiti non sempre aiutino il cittadino a comprendere la posta in gioco. In più va considerato il problema della disinformazione, che ha un doppio volto
“Il Patto europeo sui migranti richiedenti asilo e rifugiati, approvato oggi al Parlamento europeo a Bruxelles, avrebbe dovuto modificare le regole di Dublino, favorire la protezione internazionale in Europa di persone in fuga da disastri ambientali, guerre, vittime di tratta e di sfruttamento, persone schiacciate dalla miseria, con un impegno solidale di tutti i Paesi membri dell’Unione europea nell’accoglienza, il ritorno alla protezione temporanea come si era visto con gli 8 milioni di migranti in fuga dall’Ucraina, un monitoraggio condiviso tra società civili e Istituzioni del mar Mediterraneo per salvare vite nel Mediterraneo. Invece l’Europa – mentre continuano le tragedie nel Mediterraneo – a maggioranza di voti si chiude in se stessa, trascura i drammi dei migranti in fuga, sostituisce la vera accoglienza con un pagamento in denaro”.
Dopo il voto con il quale il Parlamento europeo ha chiesto che il cosiddetto "diritto all'aborto" sia inserito nella Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, Vincenzo Bassi, presidente Fafce, commenta al Sir una "scelta ideologica" indirizzata alla prossima campagna elettorale. La risoluzione approvata a Bruxelles non ha valore giuridico ma politico. Del resto per modificare la Carta il Consiglio dell’Unione europea dovrebbe riaprire i trattati e approvare la modifica all’unanimità. Una strada tutta in salita
Nel 2013 i giovani che hanno dichiarato di credere nella religione cristiana cattolica sono stati il 56%; nel 2023 sono il 32,7%, “con una discesa costante e un’accentuazione del 2020”.
“Pieno sostegno a tutti gli sforzi per promuovere la pace, la cooperazione e la comprensione reciproca tra i popoli”: lo afferma la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che ieri ha incontrato una delegazione del Consiglio dei giovani del Mediterraneo.
“Noi cristiani vorremmo essere cittadini di un’Europa protagonista nell’opera di pace e di sviluppo dei popoli, vorremmo coltivare e tenere vivo il sogno dei padri fondatori, per evitare che la cultura europea sia impostata sul mero individualismo, sugli imperativi del mercato, sugli egoismi nazionali.