Il sito web SanctuaryStreaming.eu, “inaugurato” oggi dalla Comece e che al momento conta 28 santuari di 17 Paesi europei e del Vaticano, è “la realizzazione pratica del desiderio di mostrare la solidarietà, la comunione e l’unità della Chiesa, aiutando gli europei a crescere in uno spirito di solidarietà e ad affrontare meglio le sfide poste dall’attuale pandemia”. Si apprende, fra l’altro, che la “missione” di Sanctuarystreaming.eu non dovrebbe concludersi al termine dell’epidemia.
“I cristiani si preparano a commemorare la passione e morte di Cristo, a celebrare la sua risurrezione nella gloria in un modo completamente nuovo. Questa Pasqua i credenti non avranno la possibilità di ritrovarsi per pregare e cantare, riunirsi per rimanere in silenzio di fronte a Dio, ascoltare la sua Parola, incontrarsi per condividere il pane e il calice”.
“Rifiutando di conformarsi al meccanismo temporaneo di ricollocazione di richiedenti protezione internazionale, la Polonia, l’Ungheria e la Repubblica ceca sono venute meno agli obblighi ad esse incombenti in forza del diritto dell’Unione”: è chiara la sentenza emessa dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea. “Tali Stati membri – spiega una nota – non possono invocare né le loro responsabilità in materia di mantenimento dell’ordine pubblico e di salvaguardia della sicurezza interna né il presunto malfunzionamento del meccanismo di ricollocazione per sottrarsi all’esecuzione di tale meccanismo”.
“Accogliamo con favore le tante iniziative individuali e collettive che stanno reinventando nuove forme di solidarietà e nuovi modi per condividere, andando oltre il necessario distanziamento sociale”: lo si legge nel messaggio diffuso oggi dal card. Jean-Claude Hollerich, presidente della Comece (Commissione degli episcopati dell’Unione europea), assieme al rev. Christian Krieger, presidente della Cec (Conferenza delle Chiese europee).
Il coronavirus sta mettendo alla prova il vecchio continente sotto il profilo sanitario, sociale, economico, istituzionale. Per un giudizio più articolato occorre però entrare nei meccanismi che regolano i rapporti Ue-Stati membri, soppesare quanto ha fatto l'Unione - e ciò che resta da fare - verificando le responsabilità in capo ai governi nazionali. Con un occhio particolare alla situazione italiana
“Il virus non si combatte con le barriere”. Discorso appassionato di Ursula von der Leyen, oggi, durante la plenaria dell’Europarlamento. L’Assemblea lavora in streaming, pochi i deputati presenti in aula. Si vota per una serie di misure per contrastare l’epidemia in Europa.
Italiano di nascita e di formazione, master alla London School of Economics e dottorato al King’s College, oggi docente di Public Management, Edoardo Ongaro vive sull’isola con la famiglia. Al Sir racconta la vita quotidiana e le incertezze della politica britannica di fronte al coronavirus: il governo della Brexit sembra aver perso preziose settimane. “In futuro – dice – trarremo insegnamenti dagli errori commessi, per essere persone migliori, più fraterne, più umane”
Il giornalismo è a una svolta, chiamato alla prova dall'emergenza Covid-19. "Tanti colleghi, fra cui quelli dei media cristianamente ispirati, stanno mettendo in campo - afferma al Sir il direttore di Avvenire - un’informazione che vorrebbe aiutare a 'leggere' i diversi risvolti della pandemia, a vederne i contorni italiani e internazionali. E a comprendere che non se ne esce da soli, ma insieme". Lo smart working, la versione digitale free, i problemi di distribuzione postale. Le difficoltà non mancano, ma le notizie di qualità sono più che mai necessarie. Il ruolo del governo, l'azione dell'Unione europea