Dopo sei mesi di silenzio, lunedì scorso la campanella è tornata a suonare in tutto l’Alto Adige. Nei cortili di scuole e istituti è stato un ordinato brulicare di zainetti e mascherine, in un’atmosfera mista di emozione e tensione, che ha avuto come protagonisti non solo i 91.797 tra bambini e ragazzi dei tre gruppi linguistici che sono tornati in classe una settimana prima dei loro colleghi nel resto d’Italia. Un anno scolastico, questo, che inizia da dove di solito dovrebbe finire, ossia dagli esami. E ad essere esaminati – paradosso della pandemia – questa volta non sono i ragazzi, ma gli insegnanti e i vertici scolastici, chiamati non solo a condividere e trasmettere il sapere, ma anche (oggi più di ieri) a garantire la sicurezza di alunni e studenti. E ad essere esaminati sono anche gli amministratori pubblici, chiamati a gestire il non facile nodo del trasporto pubblico
In montagna la solidarietà ha le mani e le braccia di tanti soccorritori alpini, che mettono a disposizione il loro tempo libero per andare in aiuto di chi si trova in difficoltà.
A tutti i suoi pazienti, indistintamente, il dotto Mashaly regalava la medicina della speranza, ossia quella di curarsi senza dover essere costretto a scegliere se spendere i pochi soldi che hai per un medico o per mangiare.
Molti, nel corso degli anni hanno eseguito “Gabriel’s Oboe”, ma il celebre capolavoro ha fin dalla sua prima esecuzione un volto ben preciso, quello di Carlo Romano, per anni primo oboe solista dell’Orchestra sinfonica nazionale della Rai.